How to Sing: “Parte del tuo Mondo” – La Sirenetta

Nel lontano 1989, la Walt Disney Company decise di affidare le sorti sonore del film d’animazione “La Sirenetta” al compositore Alan Menken ed al paroliere Howard Ashman.

Menken (anche conosciuto col nome: “Uomo che ha reso memorabili la nostra infanzia/adolescenza/resto della vita”) decise dunque di iniziare la sua carriera nel mondo Disney in grande stile: quello de “La Sirenetta” è forse il tema principale più emozionante di tutta la sua produzione, mentre Ashman si impegnò a scrivere un testo coerente con la complessa ma non troppo insolita psicologia (introdotta qui) della sirena Ariel.

Ma come mettere in risalto i tratti caratteriali della nostra sirenetta attraverso il canto?

Prima di rispondere a questa domanda vorrei precisare un paio di aspetti:

  • L’articolo che stai leggendo è destinato sia ad un pubblico di cantanti che di amanti del mondo Disney e del musical più in generale, tanto quanto l’articolo sulla storia di questo personaggio e sulle differenze con la fiaba originale (si presuppone una conoscenza preliminare del film e della colonna sonora).
  • Ringrazio i ragazzi che si sono dedicati a questo progetto (Giada, Sebastiano, Gloria e Sofia) e le pagine Disney, i cui nomi esporrò a fine articolo. Se anche tu sei interessato a partecipare, puoi trovare i contatti in alto a destra nella home di questo blog.
  • Dopo un’analisi generale di 4 punti, si passerà all'”How to Sing” verso per verso, dove includerò il minutaggio del video “How to Sing” e della mia interpretazione, per poter confrontare le informazioni con esempi sonori.
  • Tutte le immagini sono state prelevate da animationscreencaps.com .

1 – Psicologia e stato d’animo durante la scena.

Abbiamo evidenziato qui le linee principali del temperamento della nostra protagonista: Ariel è nel pieno dell’adolescenza ed è allo stesso tempo intrepida, impulsiva, a tratti egoista, ma soprattutto è appassionata. Cosa le fa battere il cuore? Il mondo terrestre, i suoi abitanti, i suoi usi e costumi.

Durante il brano “Parte del tuo Mondo”, Ariel si ritrova nel suo magnifico luogo proibito: una grotta nascosta in cui ha pazientemente collezionato oggetti umani trovati sui fondali o nei relitti.

Provate ad immaginare: come vi sentite quando entrate nel vostro posto segreto, che sia fisico o mentale, costruito negli anni, in cui solo voi avete accesso? Un luogo misterioso in cui gustate la libertà di essere ciò che realmente siete? Ecco, il mood iniziale è esattamente questo. Ariel vive, infatti, uno stato di iper eccitazione appena entra nella grotta: gode dei suoi oggetti faticosamente collezionati, ne espone la bellezza e l’utilità, ma ne parleremo più approfonditamente tra poco durante l’analisi.

Come ha sottolineato Giada nel nostro video di “How to Sing”, Ariel è talmente innamorata del mondo emerso da rischiare addirittura la sua stessa vita per trovare questi oggetti a lei così cari, dando conferma all’ipotesi che il principe sia solo una spinta, forse neanche così necessaria.

Successivamente, però, una volta acclimatata, la Sirenetta entra in uno stato di tristezza, pensando al suo desiderio irrealizzabile. Ella fantastica su cosa potrebbe esistere lassù, su cosa farebbe e su quali sensazioni assaporerebbe, in un’alternanza di momenti espansivi e introspettivi.

Un altro aspetto messo in luce da Sebastiano nel video, è la rabbia, altra faccia dell’adolescenza: un sentimento di ingiustizia a carico di una ragazza che non può esprimersi, a cui non è permesso essere sé stessa.

Gloria e Sofia, invece, sottolineano il senso di attrazione, una verso una cultura lontana, l’altra verso l’ignoto.

  • La grotta come proiezione

Ma la sirenetta non si limita a collezionare “le cose più strane e curiose”, la sua è una vera e propria ossessione: ella le cura, si informa del loro utilizzo, le etichetta, sa ogni cosa sul mondo terrestre, fronteggiando le leggi dettate dal suo stesso padre.

Ariel non fa altro che costruire nella sua mente un mondo fantastico e perfetto proiettando i suoi stessi desideri, miscelando elementi reali (“camminar su quei […] piedi.”), ed altri puramente dettati dall’emotività e dalla sua condizione (“scommetto che […] le figlie non le sgridano mai.”).

2 – Orchestrazione

Capire come si muove l’orchestra e quali strumenti prevalgono in certi momenti ci aiuta moltissimo a capire dove indirizzare la nostra interpretazione.

Se ci fermiamo un momento ad ascoltare la base strumentale originale capiremo subito che si tratta di un organico molto leggero: la tessitura acuta regna sovrana. Sopra un soffice tappeto d’archi si muovono strumenti leggeri, come oboi, flauti, violini e arpe, che arricchiscono aggraziatamente una base di scalette ripetute. Si alternano momenti quasi accennati ad altri più corposi, rimanendo sempre su un volume contenuto.

Questa scrittura ci suggerisce un’esecuzione estremamente fresca, giovane e mai troppo carica.

Ci salta subito all’orecchio una particolarità: c’è un insolito gonfiarsi e sgonfiarsi dell’orchestra. Solitamente, quando il momento musicale è arricchito dalla strumentazione, va a sfociare in un momento di alta intensità emotiva, ma non in questi casi. Contrariamente a ciò che ci si aspetta, infatti, la tensione si dissipa quasi subito e la musica torna ad essere minimale.

Ho trovato molto interessante e inusuale questa tendenza e l’ho considerata davvero aderente al testo e all’intenzione del personaggio: l’orchestra si gonfia e Ariel si permette di far correre la sua fantasia, mentre nello sgonfiarsi della musica, la sirenetta torna a guardare in faccia la realtà con molta mestizia in un continuo “voglio… ma non posso“.

A meno dell’ultima parte, in cui l’orchestra si arricchisce su di un sostegno di strumenti portanti (come gli ottoni), non c’è un vero e proprio sfogo emotivo, dunque consiglio che la voce non arrivi mai ad esplodere del tutto.

3 – Stili di canto

Non parlo di tecnica, in quanto non è inerente a questo articolo, ma mi riferisco ad un’altra particolarità del brano, in quanto si alternano parti recitate, parti cantate e un mix tra queste.

In particolare, nel momento dell’eccitazione iniziale, quando la mente della sirenetta vaga tra i ripiani della grotta, il canto è un mix tra un recitato e un cantato, mentre le zone riflessive e sognanti sono cantate nel senso stretto della parola. Per evitare un’esecuzione monotona, cerchiamo di differenziare queste due parti prima prendendone coscienza e poi scandendo meglio le parole e dando un senso più colloquiale nella prima, legando nella seconda. Ecco che l’effetto delle prime tre strofe sarà più “saltellato”, più aderente al senso di frizzantezza della protagonista in contrapposizione al legato successivo, più malinconico. Il tutto è intervallato dai particolari recitati di questo brano, utilissimi per richiamare l’attenzione.

4 – A chi consiglierei questo brano?

In generale, “Parte del tuo Mondo” non presenta grandi difficoltà tecniche, ma le trappole sono quasi tutte a livello interpretativo. Consiglierei questo brano a voci pulite, giovani, frizzanti e sopranili, acute, molto molto molto espressive, comode nei piani e capaci a differenziare bene diversi colori musicali. Non ci sono acuti da sostenere, né discese pericolose, né tecnicismi. In conclusione, si tratta di un brano comodo anche per coloro che stanno iniziando il loro percorso di studio canoro.

La canzone in questione non è particolarmente goduriosa per voci scure o esplosive, in quanto può essere faticosa per le prime (si rimane sempre bene o male in punta di piedi e può interferire con l’interpretazione) e fuori tema con le seconde.

  • Per l’analisi dettagliata del brano, ho deciso di scrivere in:

– Giallo: consigli interpretativi

– Rosso: consigli tecnici, parole da pronunciare di più

– Verde: le parti riferite all’orchestrazione

– Viola: consigli musicali generici

(Se troverai queste informazioni interessanti, ti consiglio di stampare il testo e di trascriverle su di esso, così da vedere tutto nel suo complesso).

Parte del tuo mondo

Guardate un po’ quello che ho,

E’ una raccolta preziosa, lo so,

Vi sembrerà che io sia

una che ha

tutto ormai.

Fin dalle primissime parole capiamo che Ariel si autocompiace del suo piccolo mondo composto da oggetti e simboli di ogni tipo, recuperati dai fondali anche a rischio della vita. Consiglio, quindi, di iniziare questa interpretazione con un tono elettrizzato, come quando si parla di un argomento che ci appassiona profondamente.

Consiglio di arrotondare lievemente la parola “ha” e di rimanere leggeri nel successivo “tutto ormai“, poiché ci troviamo alla fine di una frase autoconclusiva. Pronuncia in maniera più marcata le parole “preziosa” e “tutto“, arricchiranno molto il senso della frase.

L’orchestra qui è leggerissima e ciò suggerisce un’esecuzione altrettanto delicata, più parlata che cantata.

Si tratta della prima strofa in cui lo stile di canto è un mix tra un recitato e un cantato, evidenzia questo fatto: paradossalmente non cantare, ma pensa a ciò che stai dicendo. Va da sé che il cantato risulterà un po’ frammentato. Metti in risalto, con una piccola cesura, la virgola prima di “Lo so“, in quanto si tratta di un inciso.

Che tesori, che ricchezze,

Chi mai al mondo ne ha quanto me,

Se guardi intorno dirai,

“Oh, che meraviglie!”

Una regola del canto per evitare di risultare noiosi è quella di utilizzare colori diversi in blocchi che hanno una melodia ripetuta. Questo blocco, melodicamente parlando, ripete quello precedente. Ecco delle idee per diversificarlo:

Mentre nella prima parte, come abbiamo detto, siamo elettrizzati, qui siamo più espositivi, un po’ come una guida che presenti ai visitatori le meraviglie del luogo.

Per dare un tocco di pathos in più all’ultima frase, prova a pronunciare la parola “meraviglie” con una doppia M iniziale, (“chemmeraviglie!“), sempre rimanendo molto leggeri.

I protagonisti di questo secondo blocco sono i violini, è un indice di un canto lievemente più disteso.

Qui lo stile tra il canto e il recitato è ancora mixata, ma cerchiamo di differenziare l’ultimo verso, in quanto è una vera e propria esclamazione.

Ho le cose più strane e curiose,

Non ho nulla da desiderar,

“Vuoi un … come si chiama?

Io ne ho venti!”

Per non omologare questo terzo blocco ai due precedenti consiglio di assumere un tono più elencativo e frizzante.

Spezza totalmente l’atmosfera sottolineando moltissimo il recitato tra le virgolette.

Questo blocco è caratterizzato da un disegno dei fiati in una tessitura acuta. Consiglio qui di mantenersi leggerissimi ed evidenziare lo staccato, rimanendo ancora più in punta di piedi anche per contrastare la frase successiva, completamente diversa.

Ma lassù

Cosa mai

Ci sarà…

Qui c’è una differenza sostanziale di atmosfera: se prima la sirenetta gioiva all’interno della sua grotta, qui inizia a fantasticare e a confrontare la sua vita con quella che vorrebbe vivere. Il canto sarà contrapposto allo stile iniziale, creando una frase più legata e introspettiva.

Il clima, di conseguenza, diviene più mesto e musicalmente sembra esserci la prima delle false partenze di cui si parlava prima. Una frase del genere è spesso un ponte verso una zona più intensa, ma nel nostro caso finisce con lo sgonfiarsi immediatamente, in maniera insolita.

Tecnicamente suggerisco di generare un piccolissimo crescendo sulla A finale, che poi si alleggerirà quasi del tutto sul finale, proprio per evidenziare la “falsa partenza”.

Imparerei tutto,

Già lo so,

Vorrei provar anche a ballare

E camminar su quei …

“Come si chiamano?”

Ah piedi!

Dalla descrizione euforica della grotta di Ariel, qui passiamo ad una descrizione del suo desiderio. Consiglio forse un’esecuzione meno esaltata e un po’ più intima.

Si ritorna allo stile mixato tra recitato e cantato. Evidenzia la virgola prima dell’inciso “Già lo so” facendo una piccola cesura.

Proprio all’inizio di questa strofa, l’orchestra si ritira quasi completamente, come a sottolineare una triste chiusura d’animo della protagonista. Questo ci porta ad alleggerire tantissimo, lasciando i primi due versi quasi parlati.

Con le mie pinne non si può far,

Vorrei le gambe per saltare

ed andare a spasso per la …

“Come si dice?”

Strada!

Dal secondo verso in poi è facile perdere il senso della frase. Per evitare questa interruzione nella comunicazione, consiglio di sottolineare nel testo delle parole su cui vogliamo focalizzare l’attenzione e non interrompere mai l’intenzione musicale fino all’obiettivo.

La parola “Strada” in questo caso non ha la funzione di chiudere la strofa ma è un ponte verso la frase successiva, di intensità maggiore. Ecco perché consiglio di pronunciare di più questa parola, per poi legarla a quella seguente, creando un crescendo. Non esageriamo questa dinamica, non carichiamo troppo tale crescendo, poiché andiamo incontro ad un’altra falsa partenza.

Vedrei anch’io

La gente che

Al sole sempre sta,

Come vorrei essere lì,

Senza un perchè,

In libertà

Probabilmente percepiamo i primi tre versi come un vero e proprio slancio emotivo, ma attenti a giudicare, in quanto la musica torna quasi subito a sgonfiarsi, rimanendo comunque ad un’intensità media. Da un lato, questo andamento ci consiglia di sfogare la voce su “Vedrei Anch’io“, ma dall’altro ci lascia intendere di non esagerare, in quanto già al quarto verso ritorniamo in un mood di mesto desiderio e quindi questo slancio verrà pian piano arginato.

Consiglio anche qui di cercare delle parole fulcro sui cui focalizzare l’attenzione per evitare di interrompere la comunicazione. Inoltre, per evitare troppi spezzettamenti (che renderebbero la frase banale) suggerisco di legare “Come vorrei” ad “Essere lì“.

Sebastiano ha sottolineato il valore delle parole “Senza un Perché“: per lui questa frase incarna il senso di ribellione della protagonista. La sirenetta, infatti non ha bisogno di una valida motivazione per trovarsi sul mondo terreno. Ella lo vuole e basta, senza dover dare giustificazioni.

Prova a pronunciare di più le parole “Sempre” e “Perchè“, potrebbero donare più colore alla frase.

Come vorrei poter uscir fuori dall’ acqua

Che pagherei per stare un po’ sdraiata al sole

In questi due versi consiglio di assumere un atteggiamento desideroso al massimo, quasi implorante, in particolare su “Che pagherei”.

Prova a pronunciare maggiormente la parola “sdraiata”.

Scommetto che sulla terra

Le figlie non le sgridano mai

E nella vita fanno in fretta ad imparar

Nei primi versi, la malinconia é al massimo. Ariel proietta nel suo mondo fantastico il rapporto conflittuale col padre.

L’orchestra, di rimando, si svuota quasi completamente lasciando solo pochi strumenti in sottofondo, ecco perché qui il canto deve risultare estremamente leggero, quasi sussurrato.

É carino l’effetto di sentire pronunciata la parola “Fretta” molto velocemente e leggermente.

Il mio consiglio qui é quasi di parlare, in maniera veloce, in un’intima confessione: ogni parola é un puntino. Segui solo il disegno melodico di “Non le sgridano mai”.

Questo modo di cantare contrasta con le parole successive (“Ad imparar”), che rispecchiano uno stile di canto meno recitato, più impostato. Occhio alla durata di questo “Imparar” : essendo uno dei pochissimi momenti di slancio emotivo deve essere eseguito assolutamente a tempo assieme al “Ti” in levare che vedremo tra poco.

Ti sanno incantare e conoscono

Ogni risposta a ciò che chiedi

Cos’é un fuoco e sai perché,

“Come si dice?”

Brucia!!

Come dicevamo, sul “Ti” ci sarebbe un picco emotivo che però non sfoga ulteriormente, ma rimaniamo in una zona di intensità media, la cui crescita avverrà tra un paio di versi. “Ti” e la prima sillaba di “Sanno” dovranno cadere esattamente a tempo per non perdere l’effetto intensità.

Da “Ogni” fino alla fine della strofa ci troviamo di fronte ad un ponte che ci porta direttamente a “Ma un giorno anch’io”. Qui non possiamo permetterci di mollare la tensione neanche per un attimo: una frazione di secondo di silenzio o un diminuendo di troppo basterebbero per far crollare l’impalcatura emotiva che ci occorre per arrivare alla strofa successiva.
Per ottenere questo effetto:

  • Sofia ci consiglia di accentare molto le parole “ciò che chiedi” come vedi nel video.
  • Scandisci meglio la parola “Fuoco”.
  • Attenzione alla “e” congiunzione. Si tende spesso ad alleggerirla, spezzando il filo teso. Il trucco é di aumentare il volume nella seconda parte della durata della vocale E, legandola al resto.
  • Tratta il recitato di “Come si dice?” non come gli altri recitati precedenti, che servivano ad attirare l’attenzione, ma come un’esclamazione concitata che crea un terrazzo di intensità crescente.
  • Pronuncia le consonanti “BR” di “Brucia”.

Ma un giorno anch’io

Se mai potrò

Esplorerò la riva lassù

Eccoci. Questo é probabilmente l’unico punto in cui si inseriscono anche strumenti più corposi e gravi, creando un tappeto che sostenga questa frase: canonicamente é questo il momento a maggior intensità emotiva. Ciò significa che, relativamente alla leggerezza complessiva del brano, qui possiamo caricare un po’ di più.

In particolare scandiamo bene le parole “Anch’io”.

Una tendenza comune é quella di eseguire dei gradini, delle anticipazioni delle note successive, sulle note di “Esplorerò la riva lassù”. L’anticipazione o gradino in genere può essere un escamotage per non tenere l’intonazione a lungo e quindi per facilitare l’esecuzione. In realtà questo ha, come effetti collaterali, una tensione traballante e un affaticamento vocale. Consiglio, quindi, di tenere la nota alla sua intonazione di partenza pensando ad un arco che si conclude su “Lassù” (al limite, un gradino potrebbe inserirsi su quest’ultima parola, ma non prima).

Parliamo della parola “Lassù“: l’orchestra raggiunge il suo massimo corpo proprio su questa parola ma improvvisamente si arresta di colpo. Si tratta dell’ultimo e del più dichiarato tra gli sgonfiamenti orchestrali di cui parlavamo in precedenza, ma questa volta è improvviso. Secondo il mio punto di vista, quest’ultimo “voglio ma non posso” (o voglio ma ho paura, come ci sottolinea Sebastiano) è il più brusco proprio perché la sirenetta si permette infine di sognare in grande, di sporgere il braccio al di sopra della grotta. Ma si sa, più il sogno è intenso, più brusco sarà il risveglio.

Per accompagnare questo effetto traumatico, attenzione alla durata di “Lassù“: la parola deve concludersi improvvisamente nel preciso istante in cui si arresta l’orchestra, mai prima. Nella sua durata, cercate di impostare un crescendo che non sia troppo pesante.

Fuori dal mar

Come vorrei

Vivere Là

Qui l’orchestra si svuota completamente, ricalcando una scena visiva malinconica. Possiamo vedere la nostra protagonista accasciarsi sul terreno dopo aver nuotato fino al culmine della grotta. Questo andamento ci riporta alla leggerezza estrema.

Lo stile da adottare nei primi due versi? Penso sia a discrezione di ognuno di noi, sulla base di come sentiamo il momento: c’è chi ama recitarli, chi cantarli. Io preferisco mixare, tenendo la prima parola più in intonazione e la seconda più in stile recitato, come a simulare una sorta di commozione.

Per quanto riguarda il “Vivere Là” può trarci in inganno: essendo un finale non particolarmente acuto o esplosivo, potremmo pensare che non necessiti di una gran tecnica. Ci sbagliamo di grosso. Una nota tenuta è tra i tecnicismi più difficili. Tenuta in perfetta intonazione ad un volume ridotto per svariati secondi lo è ancora di più. Prendi un fiato abbondante prima di ““, ti servirà: più teniamo la nota e più sarà forte l’effetto malinconia. Non sono previste dinamiche di alcun genere, ma anzi, l’effetto sarà più soave quando più questa nota riuscirà ad mantenersi identica a sé stessa. Consiglio di alzare bene il palato per assicurarci un’intonazione migliore possibile e prestare la massima attenzione onde evitare eventuali cali.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti sia stato utile!

Ringrazio ancora i ragazzi che si sono prestati a questo progetto: Giada, Sebastiano, Gloria e Sofia!

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Troverai qui la colonna sonora originale.

A presto!

Foto in copertina: animationscreencaps.com

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