How to Sing – Mulan, storia del personaggio con “The Mouse Stories”

Quante volte abbiamo guardato e riguardato il film d’animazione “Mulan“? Infinite. E quante volte siamo rimasti affascinati dal sontuoso e complesso Impero Cinese? Altrettante.

La cultura cinese, così delicata ed esoterica ai nostri occhi, esercita da sempre un grande potere sull’immaginario occidentale e mi sono sempre chiesta cosa si nascondesse dietro quei dragoni dorati e quelle stoffe pregiate, ma soprattutto … cosa significasse essere donna all’epoca della nostra eroina.

Quest’oggi non sarò io a svelarvi i segreti dell’ammaliante Cina Imperiale, ma toccherà alle amministratrici di “The Mouse Stories”, Giulia Flammia e Cecilia della Santa, il compito di sollevare il velo adagiato sul secolare mondo di Mulan.

https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:%E7%95%AB%E9%BA%97%E7%8F%A0%E8%90%83%E7%A7%80_Gathering_Gems_of_Beauty_
(%E5%90%B3%E8%A5%BF%E6%96%BD).jpg

LA BALLATA DI MULAN E LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELLA CINA IMPERIALE

“Un sospiro, un altro, e un altro ancora,

Mentre Mulan fila sull’uscio.

Non si sente il suono del telaio e della spoletta,

Si sentono solo i suoi tristi sospiri.

Quando le chiedono l’oggetto del suo amore,

Quando le chiedono chi occupa i suoi pensieri,

Lei non ha un uomo di cui è innamorata,

Non c’è un ragazzo che occupa i suoi pensieri.


“La scorsa notte ho visto la convocazione alle armi,

Il Khan (l’imperatore) sta mobilitando le sue truppe.

Le liste dei soldati arrivano in dozzine di copie:

In ogni copia c’è il nome di mio padre!”

Questo è l’inizio di uno dei poemi più antichi e famosi della letteratura cinese: “La ballata di Mulan” che, ancora oggi, viene studiata nelle scuole cinesi e che, negli ultimi anni, è diventata famosa in Occidente anche e soprattutto grazie alla Disney che ha fatto del personaggio di Mulan (che significa ‘magnolia’) una delle eroine più famose e amate del regno disneyano.

Ma qual è la storia, molto lunga e complessa, di quest’antichissima opera letteraria da cui i film Disney (anche il live action) sono tratti??

Ebbene, prima che nel ‘900 la storia di Mulan venisse immortalata sul grande schermo, e non solo dalla Disney, nel corso di centinaia di secoli è passata da dinastia a dinastia e nelle mani di vari autori che l’hanno rimaneggiata creando innumerevoli versioni di questa storia. Dico innumerevoli perché sono davvero moltissime e ogni versione è stata cambiata e ha riadattato temi e personaggi a seconda del periodo storico in cui l’autore viveva.

È così, quindi, che il personaggio di Mulan ha finito per incarnare tutta una serie di significati nel corso dei secoli, fino ad arrivare a diventare un’icona per le donne di tutto il mondo, non solo quello cinese.

https://commons.m.wikimedia.org/w/index.php?search=hua+mulan&title=Special:MediaSearch&type=image

Ma a quando risale la prima e più antica versione??

La versione più antica della Ballata venne composta, probabilmente, durante l’era della dinastia degli Wei settentrionale che regnò tra il 386 e il 535 d.C. Inizialmente però era una ballata tramandata in forma orale e solo successivamente, grazie al lavoro di vari autori, si è avuta la prima forma scritta chiamata letteralmente “La canzone di Mulan” che risale all’epoca della dinastia Tang che invece regnò tra il 618 e il 907 d.C.

Oltre queste due, le altre versioni fra le più note e principali sono:

  • L’opera teatrale del drammaturgo Xu Wei risalente al 16° secolo: traducibile in italiano come: ‘La donna Mulan va in guerra al posto di suo padre’
  • Il romanzo di Sui e Tang di Chu Renhuo
  • Fra le versioni cinematografiche: il film del 1939 ‘Mulan Joins the Army’, uno dei primi e più importanti adattamenti cinematografici della storia della nostra eroina.

https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Kansetsu_Hashimoto_-Mulan-_Google_Art_Project.jpg

La trama di fondo comune a tutte le versioni inizia con Mulan seduta sulla porta di casa, intenta a filare presso il telaio, che sospira tristemente. Quando le viene chiesto chi è l’innamorato che provoca tali sospiri e che occupa i suoi pensieri lei risponde che la sua tristezza deriva dal fatto che il Khan sta mobilitando le truppe e che il nome dell’anziano padre è sulle liste dei coscritti. Suo fratello minore è troppo piccolo per andare in guerra, suo padre troppo vecchio e quindi dice alla sua famiglia che sarà lei a prenderne il posto perché è già esperta di arti marziali, equitazione e tiro con l’arco.

Nessuno obietta e così lei parte comprando cavallo ed equipaggiamento per andare in guerra. Serve nell’armata cinese per ben 12 anni travestita da uomo arrivando a ricoprire il ruolo di generale e quando le viene offerto l’onore di un importante incarico governativo, lei rifiuta per tornare a casa dalla sua famiglia.

Questa è la trama di base che poi ha avuto aggiunte e cambiamenti a seconda della versione e che spesso riguardano il nemico contro cui combatte Mulan oppure l’aggiunta di elementi tipici di determinati periodi storici; vediamo quali.

I cambiamenti più importanti

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mickey_and_the_Magical_Map_-_12873291964.jpg

Nel film Disney Mulan combatte contro un esercito di invasori Unni, ma nei poemi, in realtà, i suoi nemici cambiano in base all’epoca.

Ecco quindi che in una versione gli invasori sono i popoli nomadi dell’ovest, i Rouran (tesi ripresa dal live action del 2020); in altri sono i popoli nomadi Xiongnu (di cui è probabile che facessero parte anche gli Unni); in altre ancora Mulan deve sedare ribellioni interne, come la ribellione di An Lushan, generale ribelle della dinastia Tang; oppure si trova a combattere contro il bandito ribelle ‘Pelle di Leopardo’ nell’opera di Xu Wei.

I cambianti non si limitano ai nemici perché, nel romanzo di Sui e Tang, Mulan è turco-cinese e quindi di sangue misto; mentre nell’opera teatrale ha i piedi fasciati, pratica sconosciuta durante la dinastia Wei, ma ben nota al pubblico del 16° secolo.

I cambiamenti più radicali, però, sono i diversi finali della leggenda: nelle versioni più antiche Mulan torna a casa accompagnata dai suoi commilitoni e, una volta entrata, torna a vestire abiti femminili, poi esce fuori lasciando sgomenti tutti i suoi compagni che scoprono di aver marciato per ben 12 anni con una donna e senza scoprire che lei fosse tale.

Il poema in questo caso termina con una frase del narratore che paragona le persone alle lepri che, quando corrono fianco a fianco, nessuno riesce a distinguere il maschio dalla femmina, e la stessa cosa vale per le persone.

Se ci fate caso, una citazione alle lepri che corrono fianco a fianco viene fatta all’inizio del live action del 2020.

In altre versioni, come quella di Xu Wei, (il primo ad introdurre il nome di Hua Mulan), il lieto fine consiste nel ritorno a casa di Mulan presso la sua famiglia e con il suo matrimonio.

In altre versioni il finale è ben diverso e molto più triste perché a Mulan, una volta svelata la sua identità, viene imposto dall’imperatore di unirsi al suo harem come concubina e lei, per mantenere dignità e onore e non subire tale vergogna, decide di suicidarsi.

Mulan, ispirazione per le donne

Hua Mulan – https://commons.m.wikimedia.org/wiki/Category:Hua_Mulan?uselang=it

“Ma quando due lepri corrono fianco a fianco,

Chi può distinguere se sono maschio o femmina?”

Non si sa se Mulan sia esistita veramente oppure no, ma, qualsiasi sia la vostra versione preferita, i temi che il personaggio di Mulan incarna sono molti.

Nelle versioni antiche la sua partenza era giustificata dall’amore paterno e la devozione verso la famiglia, solo così il popolo avrebbe accettato l’idea di una donna in guerra; più recentemente (come nel film del 1939) Mulan diventa una nazionalista devota al suo paese.

Ma gli antichi evidentemente non avevano tenuto conto che, quando crei un personaggio così empatico e mitico come Mulan, non importa quale sia la ragione per cui agisce, chi vi si ispira lo fa perché ne ammira innanzitutto il coraggio e la forza d’animo prima di ogni altra cosa.

A testimoniarlo nella versione Disney è Mulan stessa: “Forse non l’ho fatto per mio padre, forse quello che volevo veramente era dimostrare che riuscivo a cavarmela, e guardandomi allo specchio, avrei visto qualcuno che valeva”.

Ed è così che a Mulan nel corso dei secoli hanno finito per ispirarsi moltissime donne ed eroine realmente esistite, come ad esempio la poetessa Qui Jin che a fine ‘800 cercò di rovesciare la corrotta dinastia Qing; o Xun Guan, la figlia di 13 anni del governatore Xun Song, che guidò una squadra di soldati per aiutare il padre circondato da un assedio, e tante altre.

Non solo, la sua storia è diventata indicativa della situazione femminile di molte donne cinesi dei tempi passati.

Ecco quindi che la Disney riesce a mostrarci molto bene la situazione delle donne nel primo millennio della Cina Imperiale, grazie alla canzone che viene cantata a Mulan mentre la stanno preparando all’incontro con la Mezzana. Ma era davvero così pessima la situazione delle donne cinesi ai tempi della nostra eroina? E, se sì, quanto è realistica allora la sua storia?

LE ECCEZIONI CONFERMANO LA REGOLA

Senza dubbio la società imperiale cinese nel suo primo millennio aveva molti aspetti misogini e maschilisti, soprattutto perché il Confucianesimo, che dettava rigidi modelli comportamentali in una società strettamente patriarcale, divenne la filosofia ortodossa dell’Impero al tempo della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.). Le eccezioni alla norma erano però possibili, ma le donne, costrette in una posizione di totale inferiorità, non avevano comunque vita facile.

Ban Zhao e “I precetti per le donne”

https://i1.wp.com/www.caps.media/199/8-mulan/full/mulan-disneyscreencaps.com-302.jpg?strip=all

«Io, l’indegna autrice, sono rozza, ottusa e di natura poco intelligente, tuttavia ho avuto la duplice fortuna di aver goduto del non piccolo favore del mio letterato Padre e di aver avuto una Madre acculturata capace di darmi un’educazione sulla letteratura e sulle buone maniere. Più di quarant’anni sono passati da quando quattordicenne presi in mano lo straccio e la scopa della casa dei Cao. Durante tutto quel tempo temevo, col cuore tremante, di poter far ricadere la vergogna sui miei genitori [se mio marito avesse chiesto il divorzio] e di poter moltiplicare le difficoltà degli uomini e delle donne della casa di mio marito. Giorno e notte mi tormentavo, lavorando senza sosta senza confessare la mia stanchezza. Tuttavia, ora e sempre, so come fuggire da questa paura. […] Nelle ore di tranquillità ho scritto questo manuale sotto il nome di “Istruzioni per le donne”, perché da esso possiate trovare una qualche utilità alla vostra persona.»

Così inizia il manuale Nu jie (Precetti per le donne) di Ban Zhao, storiografa e poetessa cinese vissuta nel I sec. d.C. Si tratta, in pratica, di un manuale di sopravvivenza per aiutare le giovani donne ad accettare il loro posto nella rigida società patriarcale confuciana.

Ricordate gli appunti che Mulan si scrive sul braccio la prima volta che la vediamo nel film? Ebbene, essi sono la sintesi perfetta (ma in versione decisamente mitigata) dei comportamenti che Ban Zhao insegnava alle donne, le cui virtù fondamentali sono la debolezza, la rispettosità e l’obbedienza. L’autrice racconta come, alla nascita, le bambine venissero messe sotto i letti per tre giorni, affinché capissero subito la loro condizione di inferiorità.

L’unico modo che aveva una figlia di tenere alto l’onore della famiglia era quindi quello di contrarre un buon matrimonio e considerare il proprio marito come se fosse il Cielo, vivendo con la sua famiglia e le sue concubine. Se non altro, la donna veniva istruita, ovviamente affinché potesse meglio servire il marito.

Nella famiglia confuciana c’è però una scappatoia attraverso la quale le donne potevano arrivare ad avere potere: la vedovanza. Morto il marito, stranamente la gestione degli affari passava alla moglie.

Gli splendori della Dinastia Tang

Così andavano più o meno le cose nella Cina imperiale fino al tempo della dinastia Sui (581-618 d.C.). Il regno della dinastia successiva, quella dei Tang, è ricordato invece per essere stato uno dei più splendenti di tutta la storia imperiale, durante il quale la condizione femminile migliorò considerevolmente. Arti e cultura fiorirono, la letteratura visse un periodo d’oro e, grazie alla Via della Seta e ai commerci marittimi, gli scambi con l’esterno portarono ricchezze e introdussero innovazioni tecnologiche.

Tutto ciò è stato possibile grazie anche ad una donna: la principessa Zhao Pingyang, che, credeteci, non aveva niente da invidiare a Mulan.

Pingyang e l’Armata della Dama

È risaputo che gli eroi sorgono quando la situazione si fa disperata ed in effetti il regno dell’ultimo membro della dinastia Sui, l’Imperatore Yang (569-618), non fu propriamente felice. Pian piano il paese stava sprofondando nel caos e l’Imperatore diventava sempre più paranoico e oppressivo. Così nel 617 uno dei suoi generali, Li Yuan, si ribellò.

Li Yuan aveva una figlia, Pingyang che non rimase con le mani in mano. La giovane utilizzò le sue ricchezze per aiutare la popolazione bisognosa che le divenne fedele, comprò dei mercenari e persuase diversi generali ribelli a seguirla. Pingyang era ferrea su come si dovessero svolgere gli attacchi del suo esercito: niente stupri e saccheggi e, dopo la battaglia, i civili dovevano essere assistiti. In pratica stava facendo ciò che l’Imperatore non aveva mai fatto: anche se in guerra, si prendeva cura del popolo che la ricambiò con la sua lealtà. In breve, la sua armata contò 70.000 uomini e venne conosciuta come “Armata della Dama”. Grazie anche al suo esercito, la capitale venne conquistata nel 618 e l’Imperatore Yang fu costretto al suicidio, mentre Li Yuan salì al trono con il nome di Imperatore Gaozu, dando inizio alla dinastia Tang. Il nuovo imperatore riconobbe il valore di Pingyang, includendola nel suo consiglio di guerra e conferendole il nome elogiativo di Zhao. Purtroppo la principessa morì poco dopo, nel 623, ma fu l’unica donna a cui venne conferito un funerale militare, destinato solo ai più grandi generali.

L’avvento della Dinastia Song

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Wooden_figure_of_Guanyin_from_the_Song_Period_(960-1279_CE)_China_03.jpg

Pingyang aveva dato un celebre esempio e infatti durante la dinastia Tang le donne conobbero nuove libertà e nuovi poteri. Molte di loro ricoprirono incarichi di prestigio sia a palazzo che all’estero. Diverse furono le imperatrici e le principesse che scrissero la storia di quel periodo, prime fra tutte l’Imperatrice Wu che, grazie alla scappatoia della vedovanza, salì al potere alla morte del marito e pensò bene di introdurre il Buddhismo in Cina, in modo da liberarsi del patriarcale Confucianesimo. Purtroppo però lo splendore della dinastia Tang finì e seguì l’avvento della dinastia Song (960-1279), famosa per il suo ritorno a un rigido Neo-Confucianesimo. La condizione delle donne non solo tornò come prima, ma si fece persino peggiore. Venne introdotta la pratica della fasciatura dei piedi, l’obbligo di castità e il suicidio delle donne rimaste vedove si fece comune. Per il genere femminile furono tempi decisamente duri.

Ringrazio infinitamente le ragazze di “The Mouse Stories” per questo meraviglioso articolo e per tutto il lavoro che hanno fatto per arricchire questo progetto.

FONTI:

  • Shiamin Kwa, Wilt L. Idema – “Mulan: Five Version of a classic Chinese Legend”; Hackett Publish Company Zhao Ban, Precetti per le donne e altri trattati cinesi di comportamento femminile, 2011
  • Paterlini F., L’evoluzione della condizione femminile in Cina da Confucio a Deng, tesi di Master
  • Paul S. Ropp, Women in late imperial China: a review of recent englishlanguage scholarship, Women’s History Review, 3:3, 1994, 347-383
  • Peterson B. B., Notable Women of China: Shang Dynasty to the Early Twentieth Century, 2000
  • Raphals L., Sharing the Light. Representations of Women and Virtue in Early China, State University of New York, Albany 1998
  • Sabattini E., Donne di potere durante l’Impero Han – Il caso dell’Imperatrice Lu, in La Cina al femminile, novembre 2012, pp. 13-40
  • Swann N. L., Pan Chao: Foremost Woman Scholar of China, (New York: Century Co., 1932), pp. 82-90 repr. in Alfred J. Andrea and James H. Overfield, The Human Record: Sources of Global History, Vol 1, 2d. ed., (Boston: Houghton Mifflin, 1994), pp. 148-53
  • https://www.academia.edu/14661321/lINFLUENZA_DELLA_FILOSOFIA_NELLO_STATUS_DELLA_DONNA_IN_CINA_E_IN_GIAPPONE
  • https://www.academia.edu/4355138/Donne_della_libertà
  • https://www.ancient.eu/article/1596/mulan-the-legend-through-history/
  • https://www.ancient.eu/article/1597/gender–identity-in-mulan-text–commentary/
  • https://www.britannica.com/art/Chinese-literature/The-Six-Dynasties-and-Sui-dynasty-220-618-ce#ref192089
  • https://www.historyextra.com/period/ancient-history/real-history-mulan-who-what-looked-like-chinese-legend-disney-culture/
  • https://mulanbook.com/
  • https://time.com/5881064/mulan-real-history/
  • https://www.treccani.it/

Immagine in copertina: https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:%E7%95%AB%E9%BA%97%E7%8F%A0%E8%90%83%E7%A7%80_Gathering_Gems_of_Beauty_(%E6%A2%81%E6%9C%A8%E8%98%AD).jpg

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.