Fisiologia: Diaframma, Fiato e Corde Vocali

Avete mai chiesto a Paganini quante corde ha un violino? E a Chopin quanti pedali ha un pianoforte? E a Link quanti fori ha un’ocarina?

Non credo che qualcuno sia riuscito a domandarlo direttamente, ma se fosse possibile, la loro risposta sarebbe sbagliata? NO. E sapete perchè? Perchè un vero musicista conosce perfettamente il proprio strumento prima di iniziare ad usarlo. Perchè per noi cantanti dovrebbe essere diverso?

Durante i miei anni di studio, è accaduto più volte che mi sorgessero dubbi sul funzionamento del diaframma, del fiato, delle corde vocali o dei muscoli addominali (…) e ho altrettante volte cercato le risposte alle mie domande su internet o chiedendo a professori della mia scuola, ma ho ricevuto quasi solo risposte iper semplicistiche (tipo “Usa il diaframma!!” Ma non mi dire!! Pazzesco… ) o, nel caso di internet, mi imbattevo spesso in siti di anatomia che, però, non erano funzionali al canto (aritenoidi, osso ioide, sternocleidomastoideo e pietàdime).

Ho quindi deciso di raccogliere tutte le informazioni che ho imparato (e ho testato su me stessa mettendo anche a dura prova la mia autostima) a proposito di come il nostro corpo si comporta in funzione dell’emissione canora.

Prima domanda: qual è il nostro strumento?

Il nostro strumento è tutto il nostro corpo. Il corpo è interamente una cassa di risonanza. Siamo tutti un po’ dei violoncelli.

Mi piace dividere idealmente il corpo in tre settori, i quali sono interconnessi: il buon funzionamento di ognuno influisce sugli altri e, viceversa, quando uno di questi non funziona anche gli altri vengono condizionati. In fondo il corpo è una macchina delicatissima e perfetta, quindi va da sè che ogni singolo muscolo è connesso agli altri.

Partiamo da questo presupposto: il motore del canto è il fiato

1 – Il Diaframma

La respirazione è fondamentale per il canto, quella corretta è definita costo-diaframmatica (in quanto coinvolge la cassa toracica e il diaframma, non è né troppo alta né troppo bassa). Il fiato è il vero motore dell’emissione e quindi bisogna curare anche la sua immissione.

Immagine prelevata da Google

In primis la postura: mai essere troppo curvi (schiacciamo il diaframma) o troppo rigidi (ancora, irrigidiamo i muscoli dell’addome), o storti su un lato. la postura perfetta è eretti ma non pietrificati: dritti per far funzionare il diaframma nella sua interezza, morbidi per evitare un irrigidimento di quest’ultimo. Il mento mai troppo alzato, ma lievemente abbassato.

E infine lui….Tutti ne parlano, com’è fatto il diaframma? E dov’è ?

Diciamo che è un po’ come l’ attracco della Perla Nera: finchè nessuno ti dice dov’è, è impossibile trovarlo.

Impossibile… o quasi. Mettiamo un pollice nel punto vuoto appena sotto le costole, lì sopra la bocca dello stomaco. Se spingi ti fa un male cane? Eccolo. E’ lui.

Immagine prelevata da Google

Il diaframma è una lastra muscolare a forma di cupola rivolta verso il basso, ancorata alla parte bassa della nostra gabbia toracica, divide completamente la parte superiore (cuore e polmoni) dalla parte inferiore (stomaco, visceri…) del busto. Perchè è fondamentale per la nostra sopravvivenza? Perchè i polmoni non hanno muscoli propri capaci di espandersi, ovvero pensiamoli originariamente come dei “sacchetti”. Nell’inspirazione il diaframma scende verso il basso e crea una depressione nei polmoni, i quali si riempiono d’aria, e comprime i visceri. Nell’espirazione il diaframma si alza generando la pressione che permette di far uscire l’aria e i muscoli addominali bassi aiutano questa fase.

Vi hanno mai detto “Respira con la pancia“?? Si vabbè ma che significa? L’aria va davvero nella pancia??

No, l’ aria non va nella pancia, ma, come abbiamo detto prima, il diaframma, nella sua discesa, comprime i visceri e una parte di essi sborda verso l’esterno, dando così l’aspetto di pancia gonfia.

Col passare dell’età spesso e volentieri perdiamo il concetto di questa respirazione profonda: i motivi sono molteplici: stress, postura curva, ma anche estetici (pare brutto che il figone o la sventola della spiaggia ci vedano con la panza che si gonfia e si sgonfia, soprattutto dopo na bella frittura e quindi teniamo in tensione la pancia) troppa palestra ecc ecc.. ma guardiamo ad esempio un neonato, e noteremo che respira solo ed esclusivamente gonfiando la pancia e tenendo perfettamente immobile il resto.

(Qui vi annoierò un po’, è un trafiletto per i più audaci)

Abituarsi a respirare in maniera profonda è molto più complesso di quello che crediamo: non siamo abituati a rilasciare i muscoli addominali e a tener ferme le spalle e il costato. Ma c’è anche un’altra ragione: la sazietà d’aria. I polmoni sono idealmente a forma di cono, con la punta rivolta verso l’alto. Quando respiriamo nella vita di tutti i giorni, si riempiono solo pochi alveoli dei nostri polmoni, e ci sentiamo “sazi” d’aria sebbene ne sia entrata una piccolissima quantità. Dal momento in cui ci concentriamo per la prima volta su una respirazione bassa, l’aria immessa andrà a riempire una percentuale molto maggiore di alveoli. Ci stiamo dirigendo verso una respirazione nuova e completamente diversa e tendiamo di risposta ad andare in apnea, percependo una sensazione iniziale di “soffocamento”. Siamo psicologicamente destabilizzati e ritorniamo sui nostri vecchi passi, ovvero torniamo ad utilizzare il costato, un po’ come se attivassimo un istinto di sopravvivenza fittizio. Durante un’inspirazione alta, inoltre, al momento finale dell’espansione della gabbia toracica si attivano dei recettori dell’espirazione. Della serie: il corpo dice al cervello che è arrivato il momento di espirare quando hai fatto espandere la gabbia toracica. Ma con l’inspirazione diaframmatica non attiviamo il costato… E già potete immaginare il panico che disseminiamo. Le prime volte che utilizziamo il diaframma, infatti, espandiamo il costato in misura molto inferiore, e quindi mandiamo in tilt questi recettori. Se pensavate che fosse assurdo Peter che si dimentica come ci si siede, pensate al nostro corpo che si scorda per un attimo come si respira. Con il passare del tempo e degli esercizi, il nostro corpo si setta su questa nuovo atteggiamento respiratorio.

Nel canto, l’uso del muscolo diaframmatico (ahimè invisibile e molto poco controllabile) è di primaria importanza: dobbiamo pensare di avere una colonna d’aria che parte da esso e termina nella cavità orale, che va interamente utilizzata, in maniera efficace, con la massima resa e il lavoro necessario.

Sì, immaginiamoci come delle canne di organo, io personalmente sono tra quelle corte e piccole, quelle che stanno ai lati e manco le vedi, ma non mi lamento..c’è di peggio.

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Quando nel canto la situazione diventa più impegnativa, ovvero quando dobbiamo affrontare le vere sfide tecniche (in particolare nella lirica), salti, scale, virtuosismi, frasi parecchio lunghe o dinamiche particolari, è qui che si devono padroneggiare le due tecniche contrastanti, che in gergo si chiamano appoggio e sostegno. Ne parleremo più in là, sappiate solo che è un gioco delirante tra tensione del diaframma che teniamo piazzato in basso e lavoro dell’addominale basso, che genera una pressione verso l’alto. Ok, chi riesce a padroneggiare questo equilibrio praticamente ha in mano il Santo Graal del canto. Ci vogliono anni di studio su dei muscoli che non vediamo e sentiamo poco.

Anche i muscoli della schiena sono direttamente connessi al diaframma: ci sono cantanti che percepiscono il lavoro principalmente nella zona lombare, oppure addirittura nella zona inguinale.

Complimenti, siete arrivati fin qui!! 10 punti.

Potrebbero esservi utili degli esercizi di rilassamento e di riscaldamento diaframmatico.

2 – La Laringe

Ragazzi è bella la favola delle corde vocali come delle vere e proprie corde che vibrano soavemente al passaggio dell’ aria MA NO! Non abbiamo un’arpa in gola, sarebbe bello ma no.

La situazione è molto meno poetica di così. Le corde vocali si presentano sotto forma di due (in realtà quattro, di cui due reali e due false) sottili lastre tendinee poste orizzontalmente nella laringe (sotto la faringe e sopra la trachea) e rivestite da viscida mucosa.

Vi direi di guardare qualche video ma non è per i deboli di cuore.

Ma vi metto comunque un’immagine per non farvi dormire bene stanotte:

Immagine prelevata da Google

Sono tessuti principalmente tendinei ma attraversati da sottili fasci muscolari. Ciò che invece ritengo essere fantastico è ciò che segue che vi fa capire che le nostre potenzialità stanno molto più avanti di noi: ascoltiamo o intoniamo mentalmente una nota e il nostro cervello ne codifica la frequenza e manda l’impulso alle corde vocali, che si posizionano esattamente all’apertura giusta per vibrare e riprodurre quella stessa frequenza durante il passaggio del fiato. La velocità dell’aria e l’apertura delle corde determinano infine la produzione della nostra nota.

Anche il movimento delle corde fa un po’ senso. Lo chiamano il bacio delle corde, è una sorta di danza del ventre di queste cose viscide. Non mangiate prima di vedere un video a proposito.

Torniamo a noi: siamo tipo dei computer potentissimi senza saperlo.

Va da sè che è “il cervello che canta” e i muscoli della gola devono interferire il meno possibile.

Quindi: il fiato fa vibrare le corde vocali ad una certa velocità generata da una certa pressione e le corde già conoscono l’apertura corretta per ottenere la nota a cui stiamo pensando. I muscoli della gola e della mandibola devono essere morbidi e rilassati, ed è infine, assolutamente sbagliato il concetto che siano loro a governare il canto. Al contrario, più lo strumento è fisicamente morbido, più il suono che ne uscirà sarà morbido a sua volta, leggero, facile e probabilmente intonato.

Se per produrre un acuto lamenti un mal di gola dopo una frazione di secondo o senti un affaticamento della mandibola fai esattamente questo: non permetti al computer potentissimo di lavorare e governi il canto solo di forza muscolare della gola. La cura è rilassare (non aprire artificialmente) quest’ultima. Permetterai così alla laringe di basculare e costringerai quello sconosciuto del diaframma a lavorare. Non temere, ecco un articolo a riguardo.

Ah, e per fare un acuto per caso segui la nota con la testa, allunghi il collo e tendi ogni fibra del tuo essere verso la stratosfera?

Tutto ciò è controproducente: l’acuto ha bisogno di estrema morbidezza ed elasticità e una certa apertura di gola. L’ unico che deve lavorare in maniera intensa (ma non rigida nè aggressiva), torno a ripeterlo, è il diaframma.

Ripensiamo alla colonna d’aria di cui parlavamo prima: se irrigidiamo i muscoli della gola automaticamente essa si stringerà e spezzerà la colonna di fiato che parte dal diaframma, rendendo il suono rigido e urlato e togliendoci la possibilità di legare le frasi e di fare quei virtuosismi che tanto ci affascinano.

Per capirci: Cameron Diaz ne “Il Matrimonio del Mio Migliore Amico” NO

3 – Cavità orale, cranio e labbra

Aspetta… perchè questa differenziazione? Si canta con la bocca, no?

Il fiato esce dalla bocca, mentre il suono, in quanto risonanza o risposta vibratoria, segue un meccanismo un po’ più sofisticato.

Ok, pronti? Parola d’ ordine: FLIPPER.

Avete presente sta pallina che lanciate e rimbalza ovunque all’ impazzata? E voi che siete lì (mi rivolgo a noi poveri bambini anni 90 che avevamo solo il flipper, metal slug e puzzle bubble) che dovete misurare millimetricamente la forza da usare perchè la pallina faccia esattamente il giro che volete voi, per totalizzare il punteggio della gloria eterna dello stabilimento? Ok, tenetela a mente. Datemi un attimo che arrivo al punto.

Ora pensiamo al fiato e al suono come due cose distinte. L’aria necessariamente deve uscire dalla bocca, mentre il suono è formato da un’ampia gamma di risonanze, le quali (soprattutto le alte) devono essere più possibile valorizzate. Dobbiamo cercare di creare spazio all’interno della nostra bocca (alzando il palato molle) e della nostra gola, a seconda dell’altezza della nota e della vocale che stiamo cantando. Le onde rimbalzeranno all’interno della cavità orale e sfrutteranno anche le cavità del cranio come cassa di risonanza.

Ecco. La risonanza è la pallina e noi dobbiamo misurare millimetricamente dove piazzarla. E il nostro cranio, con tutte le sue cavità, è il corpo del gioco. Il fiato è l’energia che alimenta la pallina.

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Questa operazione è molto pericolosa. E te pareva.

Il rischio di sbagliare è altissimo, in tutto ci vuole equilibrio e morbidezza. Se apriamo troppo il suono è ingolato, se apriamo troppo poco il suono è schiacciato, se fissiamo troppo la posizione pensandola “universale” il suono è vecchio (come se stesse parlando un anziano), se alziamo troppo il palato molle è retroposto, se lo alziamo troppo poco, il suono si nasalizza. Tutti questi risultati portano ad un canto faticoso e doloroso, poco intonato, e a lungo andare anche pericoloso per la salute delle nostre corde vocali.

Ciò a cui dobbiamo mirare è un suono vero e brillante, ma col giusto corpo e la giusta risonanza.

Ok detta così sembra una strategia di guerra senza speranze, ma non temete, con i giusti esercizi e con il giusto controllo da parte di un bravo insegnante non è poi così complesso.

Per questo dobbiamo trovare in maniera sana quello che in lirica si chiama “lo squillo“, (per “mettere i suoni in maschera“) ovvero una brillantezza e una chiarezza del suono, non artificiale, ma il naturale risultato della giusta apertura della gola, del palato molle e della posizione della lingua.

Vi dico solo: avete presente l’ immagine delle ciacione liriche che cantano e spaccano i bicchieri? Ecco. ll gioco delle risonanze alte è esattamente questo. Una frequenza così alta da frantumare il vetro è esagerata (non so se sia mai successo, verificherò) ma il concetto è questo.

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Anche le labbra aiutano l’indirizzamento del suono nella giusta maniera. Riuscire a modulare questi canottini forse è una delle cose più semplici tra quelle di cui ho parlato. A seconda della necessità aiutano a raccogliere, definire e impreziosire il suono. Anche qui, ne parleremo in un altro momento.

In sintesi:

Il canto è il risultato di un delicato equilibrio tra fiato e apertura. Il lavoro ottimale di questi due ha come risultato un canto “a fuoco”, brillante, “in punta”, e corposo (in gergo tecnico, equilibrio tra portanza e penetranza) -e chi più ne ha più ne metta- tutti termini per definire un suono ricco di risonanze alte e colore, ed ecco perchè la ricerca di questo equilibrio va eseguita con la massima accuratezza con un maestro degno di questo nome.

Ma sono in grado di farlo da solo! Ho tutte le informazioni che mi servono, le ho lette su internet!

Ecco, non fatevi fregare. Parleremo in seguito del perchè è sbagliatissimo imparare il canto in maniera autodidatta, ricordiamoci solo che ciò che sentiamo dall’interno non è ciò che sentono gli altri all’ esterno, anzi, spesso è inversamente proporzionale.

Ultimissima cosa…vi sono mai capitate le seguenti reazioni davanti ad un pubblico, di qualsiasi genere?

Salivazione a zero, male.

Gola chiusa, male male.

Diaframma bloccato, male male male.

Voce e arti che tremano stile GiacomoGiacomo, malissimo.

Sono le normalissime risposte del nostro corpo al pericolo. Ma, ottime notizie, sono sormontabili! Con uno studio efficace della tecnica e del nostro corpo.

Spero che questo articolo vi sia stato utile per chiarire dei dubbi e vi abbia spinti alla scoperta del vostro strumento.

Vi allego dei brevi video riassuntivi di questo articolo:

Ringrazio la dottoressa Francesca Forcucci per il supporto anatomico e i miei maestri che inconsapevolmente mi hanno aiutata nell’elaborazione di tutte le informazioni.

10 Comments:

  1. Complimenti per l’articolo: mi ha tenuto inchiodata dall’inizio alla fine, ed ho particolarmente apprezzato la sottile ironia che hai utilizzato. Aspetto con ansia il prossimo.

  2. Meglio della Gallavotti.
    Lei fa quello che dovrebbero fare tutti i divulgatori, i maestri, o anche i soli semplici utilizzatori di know how, in tutti i campi e settori, vale a dire affrontare e spiegare le cose dalle loro basi reali, dalle premesse reali vere, senza false paure, meglio, paure sbagliate, di “andare troppo indietro”, e soprattutto, in questo caso, senza nessuna paura, ma con rispetto, del nostro corpo, con la giusta faccia tosta di definirlo “strumento musicale” quale nel contesto esso è.
    È questa malefica paura, questa specie di puritanesimo, questa ridicola ritrosia a chiamare col loro nome organi e funzioni svolte, oltre all’atavica pigrizia e ritrosia a mettere in moto gli ingranaggi non banali dell’organismo preposto alla cogitazione, alias cervello,
    è tutto questo fregare discenti e docenti nell suo campo, ma anche in tanti altri, a rendere ostico l’apprendimento, il trasferimento vero ed efficace a più persone di tecniche, di vera conoscenza, di cultura.
    Leggere quest’articolo fa bene alla mente e al cuore, oltre che alla tecnica.
    Ridà forza e voglia di vivere, restituisce un po’ della fiducia verso il prossimo e nel futuro che si è quasi completamente smarrita.
    Grazie di diaframma, davvero.

  3. “ Ciò che invece ritengo essere fantastico è ciò che segue che vi fa capire che le nostre potenzialità stanno molto più avanti di noi: ascoltiamo o intoniamo mentalmente una nota e il nostro cervello ne codifica la frequenza e manda l’ impulso alle corde vocali, che si posizionano esattamente all’ apertura giusta per vibrare e riprodurre quella stessa frequenza durante il passaggio del fiato. La velocità dell’ aria e l’ apertura delle corde determinano infine la produzione della nostra nota. “ Quindi se il nostro io cosciente non interferisce tutti industintamente riproduciamo sempre perfettamente le note giuste? .

  4. Grazie per il tuo impegno per riuscire a far capire un mondo davvero complesso come il canto. Ci stai riuscendo benissimo! Continua così 😀

    Ps. Mi piacerebbe aiutarti: voglio anche io essere un divulgatore (nel mio campo ovviamente), ma non ho ancora trovato il momento giusto per iniziare. Vedendo il tuo video su youtube mi è sorta l’ispirazione per poter dare un tocco più scientifico ai concetti che esprimi (note di fisiologia, anatomia, patologia acuta e cronica, ecc). Se può interessarti sai dove trovarmi 😀

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