Come scegliere un maestro di canto?

Una nuova entusiasmante puntata di “Come investo al meglio i miei soldi nel mondo del canto“. Vi avverto in partenza, questo articolo sarà bello lungo e dettagliato, ma guadagnerete 10 punti vita per ogni paragrafo letto più un set di pentole inox se lo completate. Fatemi sapere a chi devo spedirlo.

Allora…stiamo per toccare un tema scivoloso come il parquet appena incerato: come riconosco un buon maestro di canto?

E’ un articolo che scrivo col cuore, alla luce di tuuuuuutte le mie esperienze e continuerò ad aggiornarlo.

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Presupposto: “Non tutti i grandi cantanti sono dei bravi insegnanti“. Questa è una regola non scritta che ti entra nel cervello appena si sviluppa un minimo di senso critico: il grande cantante è spesso naturalmente portato al canto e talvolta non sa spiegare cosa fa spontaneamente. Ovviamente ci sono le eccezioni, ma in genere non fatevi ingannare da “Sono allieva di questa grande cantante della Scala” o “Studio con questo grande cantante famoso”. Certo, possono insegnarvi tantissimo sul mestiere, sull’interpretazione, possono avere contatti, ma, per quanto riguarda la tecnica, non fatevi abbagliare troppo, spesso non è tutto oro ciò che luccica.

Ma andiamo con ordine.

  • Sartorialità
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Osservate cosa insegna un maestro agli altri allievi. Come ho già scritto qui, la tecnica è sartoriale, ovvero deve essere cucita a pennello su ognuno di noi. Guardiamo in particolar modo cosa insegna il maestro ai principianti: le sue correzioni cambiano anche solo lievemente da persona a persona? Approccia in maniera personale la questione del fiato, della punta e dello spazio nella cavità orale? Propone la soluzione in diversi modi se l’ allievo non riesce? Allora forse ti sta davvero ascoltando. Al contrario, il maestro che non ti ascolta, impartisce lo stesso insegnamento allo stesso identico modo a tutti (e spesso critica chi non riesce). Teniamo a mente questo: ogni corpo è diverso dagli altri, questo significa che è impossibile che ciò che funziona per me sia perfetto anche per ciascuno di voi. Il bravo maestro quindi procede per tentativi, ovviamente non casuali: “Prova a fare così?” “Mmm questa cosa non va bene per te perchè (motivo X) oppure non è ancora il momento, dunque prova quest’ altra cosa” e via dicendo finché non si apre una porta che ci porterà a fare un passettino in avanti.

Risulta molto utile la condivisione del proprio pensiero anche da parte dell’ allievo. Non abbiate paura di dire all’insegnante “Sento che questa cosa che mi ha insegnato mi genera delle tensioni qui..” oppure “Questo suono che non mi ha corretto a me proprio non piace, come posso migliorarlo?”. E’ interessante vedere la reazione dei maestri, alle volte può essere molto indicativa. C’è il maestro che si stizzisce quando contraddetto, ti dirà che è colpa tua che non sai applicare i suoi principi, e c’è il maestro che prova a capirti e agire in maniera costruttiva.

Ne ho visti tantissimi, anche di maestri famosi, mostri sacri del canto applicare sempre lo stesso principio a tutti gli allievi nello stesso identico modo. “Ma che meraviglia” “Stupendo” “Che capolavoro” fioccavano a coloro i quali mettevano in pratica tutti i loro insegnamenti. Ma vi garantisco che il risultato era tutto fuorché soddisfacente per gran parte di loro.

Vade retro: insegnanti che lodano chi mette in atto i loro insegnamenti senza ascoltare il risultato!! E’ segno di professionalità (e anche di umiltà) fare un passo indietro e valutare se quegli insegnamenti sono davvero congeniali per la persona che sta spendendo denaro e tempo nella lezione.

La lezione di canto è un gioco di squadra, un botta e risposta che va gestito con intelligenza e umiltà da parte di entrambi.

Le masterclass sono ottime per valutare questo aspetto.

  • Semplicità

I primi grandi segnali sono la semplicità e la naturalezza. Un maestro che insiste su pochi elementi e non troppo distanti dalle logiche della nostra natura è un maestro che difficilmente ci farà deragliare, in particolare se conosce e sa spiegare fisiologicamente cosa succede. Attenzione, anche qui non fatevi ingannare: quasi tutti i maestri si presentano come i portavoce di una tecnica naturale, spesso antica e dimenticata, ma molte volte non è così. Sta a voi sviluppare il giusto senso di osservazione.

  • Livello degli altri allievi

Anche qui entra in ballo la vostra capacità di osservazione. Il livello degli allievi è un segnale molto buono, che però va valutato sul lungo periodo e parlo di almeno 5/6 anni. Ci sono allievi che studiano con il maestro in questione da questo lasso di tempo? A che livello sono arrivati? Sono diventati davvero bravi e/o professionisti di buon livello? Ottimo segno! Questi allievi hanno anche voci e fisionomie diverse? Fantastico!

Se, invece, così non fosse, chiediamoci: è giovane? Può non aver avuto il tempo di formare un bravo cantante. E’ spesso via per i tour? Può non riuscire a curare costantemente i suoi allievi. Magari ha pochi allievi che non si applicano molto? Lì purtroppo può non essere colpa sua.

Un segnale scoraggiante: se il maestro è nel campo dell’ insegnamento da molto tempo, non ha pochissimi allievi e non c’è traccia di cantanti bravi e/o professionisti.

  • I tre pilastri
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Abbiamo già accennato qui l’ importanza dei tre pilastri del canto:

1 – Buon utilizzo del fiato

2 – Canto in maschera (combinato ad una certa percentuale di canto di petto che varia da stile a stile e da repertorio a repertorio).

3 – Gola aperta e rilassata

Stop. Il resto è rumore (Ci sono altri elementi importantissimi, come le labbra, la postura ecc ecc ma i suddetti sono il fondamento). Il vostro maestro parla di una combinazione tra i tre pilastri? Si? Buon segno. Vi insegna come approfondirli separatamente e poi contemporaneamente? Ottimissimo segno.

Se così non fosse chiediamoci il perchè:

Magari siete ancora all’ inizio e il suo metodo di insegnamento consiste nello svelarveli piano piano e non tutti insieme per non confondervi.

Forse reputa che già utilizziate bene una di queste caratteristiche tecniche e non vuole intaccare la vostra natura e renderla artificiosa (casi fortunatissimi, che sono ancora più fortunati ad incontrare un bravo insegnante che rispetti la loro natura).

Ad ogni modo, anche qui è necessario osservare con molta attenzione le correzioni e i consigli elargiti agli allievi. Non nomina MAI questi tre capisaldi o solo alcuni?

Mmmm …bad.

Altro spunto di riflessione: quando sento queste frasi durante la prima fase di impostazione tecnica, “il diaframma non bisogna allenarlo, prima o poi lavorerà da solo” oppure “Come si canta in maschera? Tu continua a cantare, prima o poi ci andrà da solo” .. (o similari) spesso mi parte un brivido freddo che percorre tutta la schiena. Mi spiego meglio, perchè il tutto può essere ambiguo: il primo passo è quello di studiare e impostare bene la tecnica. Solo una volta che l’ abbiamo interiorizzata possiamo permetterci di non pensarci più, restituendo una certa naturalezza alla performance. O ancora, certi passaggi e certi limiti spesso si superano non pensandoci su troppo, ma, ripeto, l’ impostazione di base va studiata con molta attenzione e consapevolmente.

Anche perchè è un vero delirio poi impostare una tecnica nuova su un modus operandi “marcio”.

  • Sentirsi a proprio agio

Sembrerà una banalità, ma questo aspetto è importantissimo.

La lezione di canto deve essere una gioia: alla fine dobbiamo essere raggianti come questa ragazzina ipergasata.

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Certo, ci saranno le giornate di stanchezza maggiore, o quelle in cui il nostro fisico semplicemente non risponde agli input e uscite con un fastidioso senso di irrisolto, ma devono essere una piccola minoranza.

Il feeling tra maestro e allievo, la fiducia e il reciproco rispetto è alla base di quel progetto che è la crescita dell’ allievo.

Primo punto: se dopo qualche tempo sentite che lo scopo del maestro è farvi una lezione fine a sé stessa o guadagnare solamente, abbandonate la nave immediatamente. Voi allievi siete un progetto a lungo termine.

Il maestro deve trovare i vostri punti di forza e valorizzarli, instaurare un clima serio, professionale ma rilassato e soprattutto… soprattutto SOPRATTUTTO non deve mancarvi mai di rispetto. Credetemi, ho esperienze imbarazzanti con insegnanti che offendono e insultano a livello tecnico e personale. Non avete bisogno di buttare tempo in questo modo. Non confondiamoci: un maestro severo che talvolta si incavola, SI. Un maestro che insulta sistematicamente te e la tua intelligenza mortificandoti alla Masterchef NO.

Fuggite sciocchi!!

  • Aspetto economico

Tasto dolentissimo e sensibilissimo. Nei mie anni di studio ho visto di tutto, e non fatevi ingannare, ho notato anche prezzi orari a tre cifre per lezioni di qualità mediocre e tariffe molto ristrette per un’ ottima qualità.

Ritorniamo all’inizio del post, spesso si paga la notorietà del maestro, ma se sia combaciante con dei buoni insegnamenti, questo non è per niente automatico.

Non mi sento di giudicare mostri sacri e geni della lirica che chiedono cifre esorbitanti, ma ho apprezzato il ragionamento di alcuni maestri (pochi) di mantenere una tariffa abbordabile per permettere agli allievi di seguire con continuità.

Il pensiero a parer mio è intelligente: il guadagno è sul lungo periodo e si può seguire l’ allievo costantemente, ottenendo molte soddisfazioni. Il maestro non lascia l’ allievo in balia di contaminazioni e confusioni e diventa il tuo mentore, la tua guida.

(Non voglio dire assolutamente che il maestro debba essere sottopagato, ma che debba chiedere una cifra giusta).

Imparate a distinguere gli insegnanti che vi trattano come una miniera d’ oro da quelli che vi trattano come un progetto. Sappiate che purtroppo i secondi sono molto più rari dei primi.

Ok, sappiate che ogni tipologia di insegnante vi può dare qualcosa o può essere dannoso. Stai a voi chiedervi di cosa avete bisogno.

Siete alle prime armi e avete bisogno di una tecnica solida? E’ il momento più delicato. Dal lato economico, cercatene uno bravo e adatto a voi che potete sostenere con continuità.

Avete una tecnica forte? Siete professionisti? Cantate tecnicamente bene un’ aria o un brano e avete bisogno della ciliegina sulla torta, quel di più interpretativo che possa fare la differenza? Allora può valere la pena spendere cifrone olimpiche ogni tanto in vista di un’ audizione o esibizione per affidarvi all’esperienza di un veterano, un maestro che abbia già studiato, analizzato e cantato quel ruolo o quel brano.

Siete in una fastidiosa via di mezzo in cui iniziate ad avere una buona tecnica ma vi manca esperienza? Ovviamente mantenete il vostro maestro di riferimento ma ogni tanto cercate e andate a lezione da maestri che diano la possibilità di debuttare ruoli o fare spettacoli. Ci sono diverse piccole realtà, gestite da diversi maestri. Queste lezioni potrebbero tramutarsi in audizioni, da non sottovalutare.

Consiglio: non buttatevi a capofitto e non sperperate il vostro intero patrimonio in lezioni con un insegnante famoso perchè “forse potrebbe avere i contatti giusti per farmi fare carriera”. Anche qui, osservate e parlate con gli altri allievi “fissi”. Se dopo anni non s’è visto uno straccio di indirizzamento verso l’ esterno per loro, le probabilità che accada a voi sono infinitesimali. Nun fateve fregà.

  • Autoascolto

Lo so, lo so, è pallosissimo e fastidiosissimo riascoltarsi dopo ogni lezione. Ma è importantissimo e non smetterò mai di dirlo. Lui vi può aiutare molto (lo utilizzo e mi sento di consigliarvelo… Rapporto qualità prezzo notevole) nella scelta di un buon insegnante.

Perchè?

Abbiamo detto in altri post che la percezione interna del nostro canto è diversa rispetto al risultato esterno, quindi spesso non siamo in grado di giudicare ciò che accade fuori di noi. Il registratore è il vostro orecchio esterno.

Ad esempio: un maestro mi corregge un passaggio. Riascoltando la registrazione mi soffermo sulla correzione. Mi piace? “Allora forse questo maestro può darmi consigli utili!”. Non mi piace? Ho fatto tutto quello che ha detto il maestro? Lui è soddisfatto della correzione ma a me continua a non piacere? La sento pesante? Succede spesso? Mmmh chiediamoci il perchè.

  • Miglioramento sul lungo termine

Siate onesti con voi stessi. Questa considerazione è davvero difficile da ammettere, soprattutto dopo aver investito tante energie, sogni, speranze e tanti tanti soldi. Rispetto a sei mesi fa sono migliorato?

Per rispondere a questa domanda potrebbe essere utile anche tenere qualche vecchia registrazione per confrontarla di volta in volta. Quindi ancora una volta hype per lui.

In particolare, se continuo dopo tanto tempo a commettere sempre gli stessi errori, a sentire sempre gli stessi disagi, o peggio, a sentire sempre gli stessi dolori allora valuto seriamente di cambiare.

  • In conclusione:

Vi consiglio di essere molto critici nella ricerca del maestro, il quale non deve essere solo bravo, ma anche giusto per voi! Potreste dover scartare anche ottimi insegnanti ma poco affini a voi.

Se sei un principiante o se comunque la tua tecnica ha bisogno ancora di tempo per essere perfezionata, allora inizialmente sperimenta, cambia più volte insegnante, investi in questo. Quando avrai trovato il tuo maestro non ti scollare finchè non avrai stabilizzato la tecnica. Potrebbe volerci del tempo per trovare “quello giusto”.

In questa fase potrebbe essere importante farti sentire da altri insegnanti o da commissioni, per avere una conferma dei tuoi progressi ogni sei mesi circa. Se i feedback sono sempre negativi, pensiamo alla possibile motivazione e troviamo il coraggio di cambiare se necessario.

In questa fase potrebbe essere, invece, controproducente andare da più insegnanti “fissi” contemporaneamente. (Esempio: insegnante di conservatorio + insegnante privato). La confusione è una nemica subdola per le menti che, come la mia, vogliono fare di tutto per arrivare al loro obiettivo. L’ illusione è quella di apprendere più velocemente, la realtà è che si arriva prima o poi ad uno scontro tecnico e non si assimilerà nulla.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto.

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