Come cantare in maschera?

Ci hanno spesso detto che trovare la maschera è importante per un canto sano e duraturo. Ma cos’è la maschera? E come facciamo a trovarla?

Il concetto del canto in maschera è spesso frainteso, tanto da dover essere ripulito da un po’ di patina.

In questo articolo affronteremo i seguenti argomenti:

  • Cos’è la maschera?
  • Come funziona la fonazione?
  • Cosa significa cantare in maschera?
  • Breve differenza tra zone di risonanza e consonanza
  • Cos’è la punta?
  • Nerdismi sulla punta.
  • Perché è così importante cantare in maschera e in punta?
  • Effetti collaterali: attenzione agli spazi interni.
  • Il ruolo del naso.
  • Discorso teorico supermegaiper importante prima di iniziare gli esercizi.
  • Come riuscire a cantare in maschera + esercizi.
  • Lo spostamento della percezione.
  • Cos’è la maschera?

Con il termine “maschera” si intende tutto quel sistema di ossa, cavità e tessuti molli che parte dagli zigomi e termina all’altezza delle sopracciglia: avete presente le mascherine veneziane di carnevale? Indicano esattamente la zona che stiamo descrivendo (da cui il nome).

  • Come funziona la fonazione?

Ripercorriamo velocemente le tappe di cui abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo sulla fisiologia (e in questo video).

Il cervello, il capo dell’operazione, manda al diaframma il comando di distendersi. Il diaframma, muscolo a forma di cupola con concavità verso il basso, posto alla base della nostra gabbia toracica, si distenderà ed assumerà una posizione “piatta”, così da poter generare una depressione nei polmoni. Quest’ultimi si riempiono quindi d’aria. Tornando in posizione neutra, il diaframma origina una pressione e, di conseguenza, una colonna di fiato diretta verso l’alto. L’aria, grazie alla pressione diaframmatica, assumerà una certa velocità, e farà vibrare le nostre corde vocali addotte, poste orizzontalmente nella laringe.

Da questo punto in poi si annotano le maggiori incomprensioni, i dubbi più atroci e i fenomeni più letali.

Dunque… cerchiamo di chiarire cosa accade appena l’aria riesce a far vibrare le corde vocali.

Immaginiamo idealmente che qui ci sia un bivio.

All’inizio dei nostri studi pensiamo che la voce sia tutt’uno con il fiato, ma col passare del tempo capiamo che non c’è nulla di più distinto: il fiato è il motore che fa vibrare le corde, ma, dal momento in cui ha svolto il suo compito, può tranquillamente uscire indisturbato dal nostro corpo, non dobbiamo più curarcene.

Ciò che è importante è capire che la vibrazione delle corde vocali genera una risposta, che verrà amplificata da tutto un sistema di spazi e cavità contenenti aria, posti nella cavità laringea e cranica, detti comunemente risuonatori (ciò che costituisce il vero e proprio risuonatore è l’aria vibrante contenuta nelle cavità, non le ossa!).

Tale vibrazione, detta risonanza, si arricchirà di armonici, donando timbro e colore alla nostra voce. Nel caso del corpo umano, questo sistema di casse di risonanza é variabile da persona a persona ed é mutabile in funzione di ogni tecnica canora, grazie alla presenza di organi mobili.

Il luogo in cui percepiamo questa risonanza donerà le diverse qualità alla nostra voce e si definirà luogo di consonanza.

Quindi, questo bivio?

Metaforicamente penso alla zona delle corde vocali come un punto di partizione: da lì in poi il fiato e la risonanza prendono strade diverse (si tratta inoltre di elementi diversi, l’uno è appunto aria, l’altra è vibrazione, dunque un’onda).

Il fiato prende necessariamente la strada della cavità orale per poter essere espulso…Mentre la vibrazione?

Bella domanda.

La risonanza può essere percepita ovunque al di sopra della sua sorgente, nella zona della maschera o in gola, nel naso o in testa e la qualità della nostra voce varierà moltissimo in base alla zona in cui percepiamo il suono e tra poco spiegherò esattamente cosa intendo.

Tornando a noi, “Cantare in maschera” significa percepire la risposta vibratoria delle corde proprio nella zona della cosiddetta maschera.

Non confondiamo la voce di testa con la voce in maschera, anche se possono sembrare molto simili:

Voce di testa: consonanza al livello della scatola cranica. In altre parole, percepiamo la vibrazione nel nostro cranio, ma non necessariamente nella zona della maschera.

Voce in maschera: consonanza nella zona della maschera. Ma… la voce non è necessariamente di testa, infatti può essere anche di petto ma in maschera.

Ve l’avevo detto che è un mastermind senza via di fuga.

Potremmo inoltre cadere in una trappola letale: se il nostro scopo è quello di percepire il suono in maschera, non dobbiamo far altro che spingerlo o mandarlo direttamente lì?

No…Attenzione! La risonanza non è così ingenua. Non risponde ai nostri comandi in modo diretto, ma dobbiamo convincerla con strade tutt’altro che scontate. Cosa intendo? Ne parliamo in uno dei prossimi punti.

  • Quindi che differenza c’è tra zone di risonanza e di consonanza?

Le prime sono zone cave che amplificano il suono e possono trovarsi solo sopra la sorgente, mentre le seconde trasmettono le vibrazioni, essendo corpi solidi come ossa e muscoli.

Ad esempio, la zona del petto si trova sotto le corde vocali e durante una fonazione di note gravi la sentiamo vibrare. Si tratta di propagazione dell’onda, ma non di amplificazione.

  • E la punta?

La voce in maschera può essere ulteriormente indirizzata, stavolta non in una zona estesa, ma verso un unico punto.

Et voilà l’ultimo tassello della proiezione.

Ciò che si chiama punto di fuoco, idealmente posto sopra la radice del naso è la ciliegina sulla torta dell’immascheramento.

Una voce “a fuoco” è sinonimo di un carattere appuntito e squillante, una lama capace di arrivare ovunque. In gergo tecnico, la voce acquisisce proiezione e penetranza.

La sensazione interna è come di un suono fastidioso, non nel senso di “doloroso”, ma metallico, una sorta di zzzz interiore, come un elettrodomestico in funzione.

(Ok, l’immagine di noi che produciamo lo stesso rumore delle lavatrici non è tra le più poetiche, ma fidatevi, la percezione di chi canta in punta è proprio così metallica. )

Provate ad ascoltare la precisione e la voce appuntita del mitico e iconico Luciano Pavarotti:

La punta ci aiuta anche a direzionare il suono, a non lasciarlo allo sbando tra mille posizioni che generano solo confusione e appesantimento.

In sintesi, il punto di fuoco è una piccola porta d’uscita per il suono.

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  • Nerdismi sulla Punta

Se siete nerd o un po’ secchioni questa vi piacerà: potete paragonare il fenomeno della punta a quello della diffrazione delle onde. L’onda sonora, generata in un ambiente grande ed elastico, passerà attraverso una piccolissima fenditura, il punto di fuoco, che diventa a sua volta una nuova sorgente sonora.

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  • Perchè è importante cantare in maschera e in punta?

Ecco una lista dei pro del canto in maschera e più precisamente in punta:

  • Suono più leggero, ma più penetrante
  • Il suono arriva fino a lunghe distanze
  • Semplicità di esecuzione
  • Salute delle corde vocali
  • Maggior controllo
  • Minore stanchezza
  • Performance più duratura
  • Suono più presente e sicuro
  • Intonazione più precisa
  • Suono direzionato
  • Maggior comprensione della parola
  • Uso più efficiente del fiato

E’ all’incirca il sogno di ogni cantante, ma non è un miraggio.

L’importanza di cantare dando libero sfogo alle risonanze alte, ovvero provenienti dalla maschera, è oro che cola. Ci offre una rilassatezza dell’apparato, con la conseguente possibilità di poterlo controllare con più facilità, una minore stanchezza, una leggerezza che ci permette di realizzare quei virtuosismi che ci lasciano a bocca aperta.

Per noi lirici ha un ulteriore significato: permette alla nostra voce di oltrepassare il nuvolone di onde sonore dell’orchestra e saettare fino alla fine del teatro, come un raggio di sole che fende le nubi. Poesia.

Le risonanze cosiddette alte escono quindi dal nostro corpo e si liberano nello spazio circostante, quelle basse, al contrario, rimangono idealmente ingabbiate all’interno della cavità orale, sono poco udibili all’esterno e causano mal di gola e tremori che, a lungo andare, possono provocare vere e proprie patologie.

Ultimo ma non ultimo: miglior economia di fiato. “In che senso??” vi starete chiedendo. Le parti della nostra macchina sono tutte collegate tra di loro, saper indirizzare meglio il suono fa sì che non ci siano sprechi di fiato o che quest’ultimo funzioni davvero come motore.

  • Effetti collaterali e attenzione agli spazi interni

Prima di iniziare con gli esercizi per l’immascheramento ci tengo a chiarire un aspetto:

La punta deve essere accompagnata da una giusta apertura, sia di gola (laringe) che di palato molle.

Ho testato gli effetti collaterali di questo squilibrio sulla mia stessa pelle. All’inizio dei miei studi, infatti, non avevo assolutamente idea di questo equilibrio tra proiezione e profondità e il mio canto prediligeva nettamente il primo aspetto al secondo.

A lungo andare, ciò ha portato a degli effetti davvero spiacevoli. Per instaurare artificialmente un suono appuntito, infatti, costringevo i muscoli della gola ed abbassavo il palato molle. Il suono risultante era aspro (gola stretta) e/o nasale (palato basso) e il fiato non faceva il suo lavoro producendo un suono quasi fisso e assolutamente non morbido. Inoltre, l’esecuzione era incredibilmente stancante con una conseguente perdita dell’intonazione (per non parlare dei risvolti psicologici di ansia e frustrazione, lasciamo stare).

Qui ritorno ad uno dei principi del canto su cui maggiormente insisto: un aspetto giusto diventa estremamente dannoso se viene esagerato. L’equilibrio è la chiave del canto, come è ben spiegato qui.

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Come capire se la nostra gola è costretta o meno?

Per trovare lo spazio necessario per una giusta emissione potrebbe essere utile simulare un principio di sbadiglio:

  • La laringe si rilassa e si abbassa. Il riscontro esterno si percepisce in questo modo: piazza un dito sul pomo d’Adamo o, se sei una ragazza, sul moncone al suo posto, e vedrai che, durante lo sbadiglio, la cartilagine tiroidea che circonda la laringe scenderà verso il basso.
  • Il palato molle si alza: qui parliamo dell’apertura alta della cavità orale. Se non sai dove è posizionato, prova a fare questo esercizio un po’ disgustoso: tocca con il dito o con la lingua il palato, dai denti verso la gola, finché, ad un certo punto, noterai un gradino e improvvisamente sentirai che il tuo osso scomparirà, permettendo al palato di diventare elastico. Ora, ancora con la lingua (o il dito, conati permettendo) piazzati lì: noterai che quel velo si alzerà, generando spazio. Favorirà un suono più tondo, in gergo “girato”, meno schiacciato e più intonato.
  • Il Ruolo del Naso

C’era bisogno di altre trappole? Credo proprio di no, ma purtroppo le insidie non finiscono qui.

Il naso è un po’ il boss finale da sconfiggere prima di ottenere una bella e sana proiezione in maschera e in punta.

All’inizio dei nostri studi probabilmente ci sarà stato detto “indirizza la voce verso il naso” o “indirizza la voce nel naso”. Due frasi così simili ma incredibilmente diverse. La differenza è letteralmente di pochi millimetri (come d’altronde tutto ciò che concerne il canto): percepire una consonanza verso il naso e quindi vicino alla sua radice è esattamente la giusta sensazione percepibile durante un’emissione in punta, ma… portare il suono nel naso fa sì che idealmente tutta la risonanza sia affidata all’aria interna alle nostre narici, con un suono nella maggior parte dei casi davvero spiacevole.

Esiste la leggenda per cui se il suono finisce nel naso, tutto l’apparato smette di funzionare nella sua complessità e morbidezza: una sorta di cunicolo fatale.

E’ come se si chiudessero dei risuonatori importanti, riducendo il nostro strumento da un contrabbasso ad un mandolino (da leggere non in funzione della bellezza dello strumento, ma in quanto a spazio di risonanza).

Per scongiurare questo evento bisogna allenare il palato alto, che in questo caso funge un po’ da saracinesca: quando il palato molle è alto, il suono idealmente sfrutta questa piccola conca per risuonare e si arricchisce di armonici, quando esso è basso, il suono viene indirizzato nel naso e perde la sua ricchezza e morbidezza.

Come accorgersi se si sta proiettando nel naso? Nulla di più semplice! Mentre canti tappati il naso, se il suono si modifica, si blocca o si attutisce, vuol dire che si sta cantando di naso. Se, invece, il suono resta identico a sé stesso, allora quest’ultimo non è coinvolto nella fonazione.

  • Discorso teorico supermegaiper importante prima di iniziare gli esercizi

Siamo giunti alla pratica, ma vorrei fare un discorso davvero importante sull’impostazione di questi esercizi riprendendo un concetto espresso in precedenza: “la risonanza non segue direttamente le nostre indicazioni”.

E’ uno dei paradossi del canto: per andare su devi essere ben ancorato giù e non strizzare il corpo verso l’alto, per avere un suono forte devi essere rilassato, per scendere bene devi pensare di salire, più il suono ci sembra grande e meno correrà e, nel nostro caso, il canto in maschera e la punta si ottengono con il giusto equilibrio di ampiezze.

Si potrebbe pensare: per mandare la voce nella maschera bisognerebbe indirizzarlo lì! No!!

PERCEPIRE UN SUONO IN MASCHERA NON SIGNIFICA MANDARE IL SUONO IN MASCHERA.

Questa percezione è come un ologramma: vediamo la figura davanti a noi ma la vera immagine non è lì, è da tutt’altra parte, così come percepiamo il suono in maschera ma dobbiamo indirizzarlo in altre zone, appunto nei risuonatori.

Il suono ha bisogno di poter risuonare nelle cavità per essere percepito in maschera. Se lo mandassimo direttamente in maschera, invece, il risultato sarebbe quello di costringere troppo gli spazi, con il risultato di un suono povero di armonici.

Questo è il discorso generale, teorico, diciamo, quanto si acquisisce con mesi/anni di studio. La pratica per i neofiti può essere un tantino ammorbidita: consiglio di dare una spintarella alla voce verso la maschera, per abituarsi a capire quale sia la percezione giusta, con l’idea, però, di riacquisire gli spazi una volta che la voce sia stata ben impostata.

Anche qui ci vorrà equilibrio perchè troppo spazio significherebbe perdere la proiezione. Dunque prenderemo il punto di fuoco come cartina di Tornasole: se, riacquisendo gli spazi, la punta rimane, allora stiamo cantando mantenendo un giusto equilibrio. Se, invece, la perdiamo, allora stiamo “allargando” troppo e ci toccherà fare un passettino indietro.

In sintesi: il suono in maschera non si ottiene mandando il suono in maschera ma creando le condizioni tali per cui possa andarci lui spontaneamente!!

  • Esercizi

Ecco i promessissimi esercizi:

Il percorso per trovare la punta può essere davvero fastidioso e imbarazzante, ma il risultato è garantito. A voi degli esercizi per trovarla:

(Gli esercizi devono essere monitorati da un bravo maestro, non mi stancherò mai di ripeterlo).

Non preoccupatevi se la descrizione non è chiarissima, nel video dedicato si spiegherà tutto.

  • Per iniziare: un po’ di ginnastica facciale

I seguenti esercizi potrebbero essere accompagnati da un arricciamento dei muscoli del naso e degli zigomi, può aiutare moltissimo!! (Attenzione: spesso può succedere che contraendo tali muscoli si contragga l’apparato intero. Cerchiamo di far lavorare solamente le zone interessate).

  • Acqua in bocca!

Immagina di avere molta acqua in bocca senza gonfiare le guance: la dentatura si apre, ma le labbra rimangono chiuse. A questo punto prova ad emettere un suono in una tessitura media, una M senza vocali, a bocca chiusa (il suono muto funge anche da buon riscaldamento).

Ora prova a captare come si modifica il tuo suono al variare di questi elementi:

  • Posizione della lingua: La lingua è un muscolone che occupa uno spazio infinito mentre si canta. Essa deve essere assolutamente rilassata, con i lati posteriori possibilmente aderenti ai molari. Ora prova a farla slittare avanti e indietro verso la gola e concentrati: sentirai un notevole cambiamento del suono per ogni millimetro percorso dalla lingua.
  • Palato molle: prova ad alzarlo e abbassarlo. Lo scopo del gioco sarà quello di creare una piccola camera nel retronaso da tenere alta mentre si canta (Attenzione! Se il palato molle è basso il suono finirà nel naso, e questo è male male).
  • Prova a mantenere la gola più rilassata possibile.

L’ equilibrio morbido tra questi tre elementi ti permetterà di trovare lo squillo; se può aiutarti, prova ad immaginare di portare il suono all’ interno di un becco, come se fossi questo simpatico e gioioso personaggio, senza irrigidirti troppo.

Come ho detto nel paragrafo precedente, questo sarà un modo per imparare la giusta percezione, ma successivamente a questa fase non canteremo mandando direttamente il suono in maschera, ma creando le giuste condizioni perchè ciò accada: non indirizzeremo il suono nel becco ma penseremo al becco e lasceremo che il corpo ricrei da solo il giusto equilibrio.

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Attenzione! La nostra percezione interna è inversamente proporzionale a ciò che accade all’esterno: più il suono ci sembra grande e possente e più in realtà non lo è, più è intrappolato all’interno della nostra cavità orale e meno esce fuori. E questo accade in particolar modo nelle zone più acute, ecco perchè, soprattutto durante i primi tempi, abbiamo bisogno di un valido insegnante che ci guidi.

  • Indicazioni

Ciò che può risultare utile nell’eseguire l’esercizio precedente è indicare con un dito l’altezza in cui percepiamo la risonanza. Posizioniamo il dito non sul volto, ma a destra o a sinistra, in maniera tale da poter “controllare con mano” l’altezza e la posizione. Ora prova a spostare il dito in alto e in avanti, all’altezza del punto di fuoco e analizzati: cosa succede? Il tuo corpo compie qualche modifica affinché il suono si sposti più avanti?

  • Brrr

Un grande classicone è il Brr, un rilascio di fiato continuativo che fa vibrare le labbra. Ottimo come riscaldamento, si può utilizzare per indirizzare il suono sempre più in maschera.

  • Successivamente all’esercizio dell’acqua in bocca, che può fungere anche da riscaldamento, tentiamo di trovare il punto di fuoco aiutandoci con delle consonanti. Eseguiamo vocalizzi con i suoni “gne” o “gni”.

Se volete passare qualche minuto vergognandovi di voi stessi, questo è il modo giusto. L’esercizio del gnegnegne può farvi sentire dei veri cretini, ma bypassate la vergogna e pensate a quanto beneficio può donarci. Il suono “gn” (o, in alternativa, la consolante “n“) aiuta moltissimo a concentrare il suono nel “becco” e le vocali strette, ovvero la “i” e la “e” sono naturalmente più appuntite delle vocali larghe. Attenzione a mantenere la mandibola morbida e non troppo serrata.

Provate ad eseguire delle semplici scalette in una fascia medio-bassa in questo modo.

Non abusatene, perchè più essere molto stancante per le corde vocali.

  • Ora potete inventare dei vocalizzi, meglio se delle brevi scale, alternando consonanti come N, T, L, Z, S, F, P, R, V che aiutano a portare avanti il suono, ad I ed E.

Piccolo consiglio: per alcune persone potrebbe essere utile raccogliere lievemente le labbra in avanti, come se voleste dare un bacino, può aiutarvi moltissimo ad indirizzare il suono in maschera, a rilassare la mandibola, a rendere il suono più sicuro e presente.

  • Dita tra i molari

Eliminiamo l’interferenza e le tensioni della mandibola mettendo le nostre dita tra i molari, ma esternamente, come se volessimo bucarci le guance, con l’effetto di divaricare un po’ la dentatura. E proviamo a riproporre le stesse scalette dell’esercizio precedente, arricciando i muscoli del naso.

  • Naso tappato

Un ulteriore esercizio che trovo utilissimo è quello del naso tappato. Più semplice delle istruzioni degli Ovetti Kinder, tappiamoci il naso e proviamo a parlare. A questo punto alziamo poco a poco il palato molle e sentiamo che la percezione del suono si sposterà sempre più in alto. Il nostro obiettivo è quello sentire il suono uscire dagli occhi. Paradossale, lo so, ma la sensazione è esattamente questa. Questo esercizio può essere comodo anche per stretchare il palato, alternando vocali strette, E e I, a vocali larghe come O e A e cercando di mantenere il punto di proiezione. Ci si accorgerà che il palato si streccerà in direzione orizzontale (il palato, non la bocca!) durante la fonazione delle vocali larghe.

Se il suono dovesse finire le naso, lo sentiremmo immediatamente.

  • Controindicazioni:

Come abbiamo detto più volte, la difficoltà del canto è nel trovare gli equilibri giusti.

Questi esercizi sono fondamentali per trovare la porticina d’uscita perfetta per la voce, ma possono avere degli effetti collaterali:

Come abbiamo detto, se non ben monitorate, la E e la I possono chiudere eccessivamente la gola e stancare le corde vocali. Possono, inoltre, portare a schiacciare troppo i suoni, ovvero acquisire una fonazione con un palato molle eccessivamente basso.

Il consiglio è quello di alternare esercizi per la punta ad esercizi per l’apertura, per esempio eseguendo vocalizzi con la U.

  • Come cambia la percezione del punto di fuoco in funzione della frequenza.

Guardate questa figura. No, non è lo schema di un agopuntore né un grafico medico, ma è uno schema dei punti del viso in cui percepiamo la risonanza al variare delle note.

Immagine prelevata da Google

Come possiamo notare, sentiremo la percezione della punta tra il La sotto il pentagramma al Sol centrale in una zona adiacente al labbro superiore. Successivamente, fino al Fa posto alla sommità del pentagramma, il fuoco sarà avvertito nei pressi della radice del naso, con un’emissione verso la parte anteriore del palato molle. Infine, da lì verso le note più acute, il suono ci sembra piccolissimo e proiettato tra le orecchie. Per la legge citata sopra, all’esterno si sentirà un suono leggero ma potente e intonato.

Beh ora tocca a voi!! Per qualsiasi domanda sono a vostra disposizione.

Spero che questo articolo vi sia stato utile!

Fonti:

“Terminologia Didattica” – Franco Fussi e Sara Jane Ghiotti

4 Comments:

  1. Ti ho appena scoperta, mi è cascata la mandibola per lo stupore 😉 finalmente indicazioni chiare e precise! Credo che passerò la giornata a leggere tutto e a fare esercizi. Grazie di cuore da una cantante pop dilettante che ha intonazione ma cerca espressività e potenza. ❤️

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