COME CANTARE IN MASCHERA?

Ci hanno spesso detto che trovare la maschera è importante per un canto sano e duraturo. Ma cos’è la maschera? E come facciamo a trovarla? Il concetto del canto in maschera è spesso frainteso, tanto da dover essere ripulito da un po’ di patina.

Primo chiarimento: cos’è la maschera?

E’ tutto quel sistema di ossa e cavità che parte dagli zigomi e termina all’ altezza delle sopracciglia: avete presente le mascherine veneziane di carnevale? Indicano esattamente la zona della maschera (da cui il nome).

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Perchè è importante cantare in maschera?

Ecco una lista dei pro del canto in maschera, che andremo ad approfondire:

  • Suono più leggero, ma più penetrante
  • Semplicità di esecuzione
  • Salute delle corde vocali
  • Maggior controllo
  • Minore stanchezza
  • Performance più duratura
  • Suono più presente e sicuro
  • Intonazione più precisa
  • Suono direzionato

E’ all’ incirca il sogno di ogni cantante, ma non è un miraggio. Pronti? Via!

Parliamo di risonanze: abbiamo introdotto qui il concetto di voce composta da due elementi, ovvero fiato e risonanze. Queste ultime rimbalzano stile flipper negli spazi vuoti della cavità orale e del cranio.

L’ importanza di cantare dando libero sfogo alle risonanze alte, ovvero provenienti dalla maschera, è oro che cola. Ci offre una rilassatezza dell’ apparato, con la conseguente possibilità di poterlo controllare con più facilità, una minore stanchezza, una leggerezza che ci permette di realizzare quei virtuosismi che ci lasciano a bocca aperta.

Per noi lirici ha un ulteriore significato: permette alla nostra voce di oltrepassare il nuvolone di onde sonore dell’ orchestra e saettare fino alla fine del teatro, come un raggio di sole che fende le nubi. Poesia.

Le risonanze cosiddette alte escono quindi dal nostro corpo e si liberano nello spazio circostante, quelle basse, al contrario, rimangono ingabbiate all’ interno della cavità orale, sono poco udibili all’ esterno e causano mal di gola e tremori che, a lungo andare, possono provocare vere e proprie patologie.

Ma come riusciamo a cantare in maschera?

C’è un segreto importantissimo per cantare in questo modo sacrosanto: trovare il punto di fuoco, idealmente posto sopra il naso, che dona alla voce un carattere appuntito e squillante, una lama capace di arrivare ovunque. In gergo tecnico, la voce acquisisce proiezione e penetranza.

La sensazione interna è come di un suono fastidioso, non nel senso di “doloroso”, ma metallico, una sorta di zzzz interiore, come un elettrodomestico in funzione.

(Ok, l’ immagine di noi che produciamo lo stesso rumore delle lavatrici non è tra le più poetiche, ma fidatevi, la percezione di chi canta in punta è proprio metallica. )

La punta ci aiuta anche a direzionare il suono, a non lasciarlo allo sbando tra mille posizioni che generano solo confusione e appesantimento.

In sintesi, il punto di fuoco è una piccola porta d’ uscita per il suono.

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Se siete dei nerd o un po’ secchioni questa vi piacerà: potete paragonare il fenomeno della punta a quello della diffrazione delle onde. L’ onda sonora deve essere generata in un ambiente grande ed elastico, ma deve passare attraverso una piccolissima fenditura, il punto di fuoco, che diventa a sua volta una nuova sorgente sonora.

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Prima di iniziare con gli esercizi per l’ immascheramento ci tengo a chiarire un punto:

La punta deve essere accompagnata da una giusta apertura, sia di gola (laringe) che di palato molle. Se ciò non avviene, il suono sarà stretto, aspro (gola stretta) e/o nasale (palato basso) e il fiato non farà il suo lavoro; vediamo come:

Per trovare lo spazio necessario per una giusta emissione potrebbe essere utile simulare un principio di sbadiglio:

  • La gola si rilassa e si allarga. Il riscontro esterno si percepisce in questo modo: piazza un dito sul pomo d’ Adamo o, se sei una ragazza, sul moncone al suo posto, e vedrai che, durante lo sbadiglio, l’ osso (cartilagine tiroidea che circonda la laringe) scenderà verso il basso.
  • Il palato molle si alza: qui parliamo dell’ apertura alta della cavità orale. Se non sai dove è posizionato, prova a fare questo esercizio un po’ disgustoso; tocca con il dito o con la lingua il palato, dai denti verso la gola, finchè, ad un certo punto, noterai un gradino e improvvisamente sentirai che il tuo osso scomparirà, permettendo al palato di diventare elastico. Ora, ancora con la lingua (o il dito, conati permettendo) piazzati lì: noterai che quel velo si alzerà, generando spazio. Favorirà un suono più tondo, in gergo “girato”, meno schiacciato e sicuramente più alto.

Rieccoci. Il percorso per trovare la punta può essere davvero fastidioso e imbarazzante, ma il risultato è garantito. A voi degli esercizi per trovarla:

(Gli esercizi devono essere monitorati da un bravo maestro, non mi stancherò mai di ripeterlo).

1 – Acqua in bocca!

Immagina di avere molta acqua in bocca senza gonfiare le guance: la dentatura si apre, ma le labbra rimangono chiuse. A questo punto prova ad emettere un suono in una tessitura media, una M senza vocali, a bocca chiusa.

Ora prova a captare come si modifica il tuo suono al variare di questi elementi:

  • Apertura della gola simulando un piccolo sbadiglio. Attenzione: questa apertura non deve rimanere artificiale e forzata durante il canto. Il rischio è quello di rendere i suoni “vecchi”, come sfiatati, sfibrati, o ingolati.
  • Posizione della lingua: La lingua è un muscolone che occupa uno spazio infinito mentre si canta. Essa deve essere assolutamente bassa, con i lati posteriori possibilmente aderenti ai molari. Ora prova a farla slittare avanti e indietro verso la gola e concentrati: sentirai un notevole cambiamento del suono per ogni centimetro percorso dalla lingua.
  • Palato molle: prova ad alzarlo e abbassarlo. Lo scopo del gioco sarà quello di creare una piccola camera nel retronaso da tenere alta mentre si canta (Attenzione! Se il palato molle è basso il suono finirà nel naso, e questo è male male).

L’ equilibrio morbido tra questi tre elementi ti permetterà di trovare lo squillo; se può aiutarti, prova ad immaginare di portare il suono all’ interno di un becco, come se fossi questo simpatico e gioioso personaggio, senza irrigidirti troppo.

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Attenzione! La nostra percezione interna è inversamente proporzionale a ciò che accade all’ esterno: più il suono ci sembra grande e possente e più in realtà non lo è, più è intrappolato all’ interno della nostra cavità orale e meno esce fuori. E questo accade in particolar modo nelle zone più acute, ecco perchè, soprattutto durante i primi tempi, abbiamo bisogno di un valido insegnante che ci guidi.

2 – Successivamente all’ esercizio del muto, che può fungere anche da riscaldamento, tentiamo di trovare il punto di fuoco aiutandoci con delle consonanti. Eseguiamo vocalizzi con i suoni “gne” o “gni”.

Se volete passare qualche minuto vergognandovi di voi stessi, questo è il modo giusto. L’esercizio del gnegnegne può farvi sentire dei veri cretini, ma bypassate la vergogna e pensate a quanto beneficio può donarci. Il suono “gn” (o, in alternativa, la consolante “n“) aiuta moltissimo a concentrare il suono nel “becco” e le vocali strette, ovvero la “i” e la “e” sono naturalmente più appuntite delle vocali larghe. Attenzione a mantenere la mandibola morbida e non troppo serrata.

Provate ad eseguire delle semplici scalette in una fascia medio-bassa in questo modo.

Non abusatene, perchè più essere molto stancante per le corde vocali.

3 – Ora potete inventare dei vocalizzi, meglio se delle brevi scale, alternando consonanti come N, T, L, Z, S, F, P, R, V che aiutano a portare avanti il suono, ad I ed E.

Piccolo consiglio: Anche raccogliere le labbra in avanti, come se voleste dare un bacino può aiutarvi moltissimo ad indirizzare il suono in maschera, a rilassare la mandibola, a rendere il suono più sicuro e presente.

Anche definire molto le parole e rendere le consonanti sopra citate più “croccanti” può aiutare a far squillare la voce.

Controindicazioni:

Come abbiamo detto più volte, la difficoltà del canto è nel trovare gli equilibri giusti.

Questi esercizi sono fondamentali per trovare la porticina d’ uscita perfetta per la voce, ma possono avere degli effetti collaterali:

Come abbiamo detto, se non ben monitorate, la E e la I possono chiudere eccessivamente la gola e stancare le corde vocali. Possono, inoltre, portare a schiacciare troppo i suoni, ovvero acquisire una fonazione con un palato molle eccessivamente basso.

Se non avete idea di cosa voglia dire cantare con palato basso e gola chiusa, pensate a quei cantanti che per eseguire un acuto urlano. Il suono è rigidissimo e pesantissimo, non “gira” all’ interno della cavità orale ed esce anche abbastanza stonato.

Il consiglio è quello di alternare esercizi per la punta ad esercizi per l’ apertura, per esempio eseguendo vocalizzi con la U.

Dove perdiamo il punto di fuoco?

Diciamo che in una tessitura di un cantante pop questo punto di fuoco, che genera lo squillo, non va mai perso di vista.

Se vogliamo, invece, esplorare i confini del nostro strumento, andando a finire nei meandri delle tessiture liriche, posso confermare che da un Sol, Lab, La, a seconda dei casi, il fuoco si perde, e la sensazione diventa più verticale. L’ emissione giusta, a questa altezza, è quella in cui il suono ci sembra piccolissimo e proiettato tra le orecchie. Per la legge citata sopra, all’ esterno si sentirà un suono leggero ma potente e intonato.

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Spero che questo articolo vi sia stato utile!

Per qualsiasi domanda in merito non esitate a contattarmi!

4 Comments:

  1. Ti ho appena scoperta, mi è cascata la mandibola per lo stupore 😉 finalmente indicazioni chiare e precise! Credo che passerò la giornata a leggere tutto e a fare esercizi. Grazie di cuore da una cantante pop dilettante che ha intonazione ma cerca espressività e potenza. ❤️

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