Mal di gola mentre si canta: quattro trappole e come evitarle

Tutti noi (o quasi), muovendo i primi passi nel mondo del canto, abbiamo attraversato una fase di bruciori di gola, tremori o dolori alla mandibola. Tranquillissimi, niente panico, è più che normale. Ma perché ciò avviene?

Partiamo da questo presupposto: ogni azione che compiamo prevede uno scarico di tensione, ovvero un muscolo o un punto d’appoggio su cui far leva. E il 90% di noi inizialmente scarica la tensione dell’azione canto sulla muscolatura più istintiva e controllabile: quella della gola e della mandibola al posto di fare affidamento sul buon vecchio diaframma. In altre parole, stiamo forzando l’emissione tramite punti d’appoggio poco efficienti.

Ok, capiamo le motivazioni, come si dice? Capire la fonte del problema è il primo step per superare l’ostacolo.

La causa si può generalmente ritrovare in una mancata collaborazione o in un non funzionamento di quelli che io chiamo i tre pilastri: diaframma, laringe e punta.

I pilastri sono rappresentativi delle tre fasce che abbiamo presentato nell’articolo sulla fisiologia e nel vlog a riguardo. Ricordiamo che se anche solo uno di questi meccanismi sopracitati non funziona, tutta la macchina si ingolfa e possono nascere problematiche di varia natura.

Ultima considerazione importantissima prima di iniziare: la cooperazione delle parti deve essere caratterizzata da un atteggiamento psicologico ben preciso. Si tratta di un discorso tanto fisico quanto mentale: se il nostro corpo non è sufficientemente rilassato ed in equilibrio non possiamo sperare in un corretto funzionamento della macchina.

Ed ecco a voi le quattro cause più comuni di mal di gola, tremori, dolori e fastidi mentre si canta:

1 – Utilizzo efficiente del diaframma

Diaframma: cos’è? E a cosa serve? Qui troverai la risposta.

Come abbiamo già detto nell’ articolo sulla fisiologia, il diaframma genera una colonna di fiato che va utilizzata tramite il gioco di appoggio e sostegno. Un gioco delicatissimo che va affrontato quindi con un bravo insegnante. Questo muscolo potente tanto quanto difficile da gestire dovrebbe essere il nostro unico punto d’appoggio, la nostra unica leva.

Se il diaframma non lavora efficientemente, se quindi l’aria non viene ben pressurizzata nella zona diaframmatica, il suono è definito “spoggiato” o “non sostenuto” e cercheremo istintivamente altri punti d’appoggio e la tensione sarà scaricata dritta dritta sui muscoli della gola e della mandibola.

Attenti a non esagerare con il concetto opposto! Se il diaframma lavora troppo, rischiamo di forzare e di indurire un muscolo che dovrebbe essere elastico. Il suono ne risulterebbe fisso e spinto. Tipo urlo.

Sarebbe come far saltare un ragazzino su un tappeto elastico, e di colpo sostituissimo il tappeto con una lastra di legno. Ecco, il ragazzino è il nostro fiato. Brutta fine.

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Come riscaldare e allenare il diaframma? Qui la risposta!

2 – Laringe contratta

Anche nel caso in cui il diaframma stia lavorando bene, c’è la possibilità che i muscoli della gola siano comunque troppo serrati. Quindi il nostro strumento fa un doppio lavoro, molto dispendioso e faticosissimo. Allora? Tutto il lavoro del diaframma buttato al vento? Praticamente si: il fiato può arrivare bene nella zona delle corde vocali, le quali potrebbero essere però ingabbiate in una gola troppo rigida o stretta. La famosa colonna di fiato si interrompe, la connessione diaframma-bocca è alterata.

La seguente è una buona metafora per capire meglio la differenza dell’emissione diaframmatica e con la gola.

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Hai mai provato ad accendere una tv con un telecomando e quel simpatico di tuo fratello continua a mettere la mano davanti al sensore?

Allora cosa fai? Tiri una ciabatta a tuo fratello. E se non se ne va? Ti alzi e accendi la tv coi tasti laterali.

Il telecomando è il lavoro diaframmatico, l’accensione della tv è l’obiettivo, ovvero l’emissione e in mezzo c’è un ostacolo che altera la connessione. Allora cosa facciamo? Attiviamo il suono artificialmente. La connessione con il telecomando è quella diaframmatica, sofisticata e più evoluta. Quella coi tasti laterali è faticosa, più dispendiosa e artificiosa.

Contemporaneamente al buon lavoro diaframmatico, dobbiamo quindi liberare la gola.

Come “aprire” la gola?

Mi spiego meglio, una gola aperta significa nella pratica “non chiusa” ovvero non costretta, ma neanche artificialmente aperta.

Ripeto che l’apertura e il rilassamento della gola, vanno di pari passo con un atteggiamento psicologico disteso.

Il primo passo, che mi sento di consigliare a chiunque è cercare innanzitutto di rilassarsi e prendersi un minuto per concentrarsi, questo allenterà le tensioni su spalle, gola, mandibola e diaframma.

Successivamente consiglierei degli esercizi con i quali prendere più dimestichezza con la nostra gola, una sorta di ginnastica prima in assenza e poi in presenza di suono.

  • Un esercizio è quello dello sbadiglio. Ovviamente non canteremo sbadigliando del tutto (è dannoso tanto quanto un suono con la gola stretta), ma aiuta ad abituarci all’apertura.
  • Un altro esercizio è quello di portare il suono su e giù lungo la gola indicando il suo percorso con un dito.
  • Facciamo slittare la lingua indietro e avanti, sentirai aperture diverse e prova ad emettere dei suoni.

Questi esperimenti tra noi e il nostro corpo possono aiutarci a entrare in confidenza con le sensazioni che sentiamo in gola mentre cantiamo.

Poni anche una mano sulla gola per sentire come si sposta l’ossatura in funzione dell’apertura.

La strada che consiglio di perseguire è di cercare l’apertura della gola in cui non sentite alcun tipo di tensione, né in apertura né in chiusura.

Ci vorrà del tempo per abituarsi alle sensazioni e per saperle riprodurre al momento del canto. Una volta che raggiungerai questo risultato, sappi che tale apertura non dovrà essere esagerata né mantenuta artificialmente durante l’emissione, ma sarà comunque modulata in base alle necessità.

Come dicevo prima, è un discorso sia fisico che psicologico, e lo dico per esperienza personale. Ci sono persone che, come me, controllano istintivamente troppo il suono e hanno difficoltà a “lasciarlo andare”, ovvero ad affidarlo ad un altro muscolo, il diaframma, che è molto meno sotto la nostra giurisdizione. La fiducia nel diaframma, a livello mentale, è una delle cose più difficili da acquisire.

Non vi lasciate ingannare. Una gola chiusa dà un’iniziale illusione: sembra che tutte le vocali siano estremamente brillanti, ma a lungo andare potreste intoppare in un’intonazione crescente, in suoni schiacciati, piccoli, duri e con un’estensione molto limitata.

3 – Canto non a fuoco

Poniamo il caso in cui il diaframma lavori bene, la gola sia sufficientemente rilassata ma continuiamo a sentire dolore, tremore o fastidio. A questo punto è probabile che il suono non sia a fuoco, in punta, in maschera, ma sia interno, basso le cui risonanze pesino direttamente sulle corde vocali.

Ma cosa significa trovare il punto di fuoco? Come ho spiegato qui, la giusta apertura di gola, palato molle, posizione della lingua e morbidezza dell’apparato permettono di indirizzare il suono in un punto che è idealmente sopra all’attaccatura del naso. (Attention: Non nel naso!). Ecco dei consigli su come trovare la maschera e la punta o il video a loro dedicato.

Questo farà si che le risonanze “escano” dal nostro corpo e si liberino nello spazio, acquisendo armonici e un’immensa libertà di esecuzione e riuscendo a viaggiare e a “bucare” l’orchestra in caso di necessità. Perché abbiamo bisogno di trovare questo punto? Perché le risonanze alte trovano la via d’uscita, mentre quelle basse spesso rimangono “intrappolate” all’interno della cavità orale, andando ad appesantire il suono e, molto probabilmente, facendolo calare. Immaginiamo che questo suono pesante vada ad ingabbiarsi e poi scaricarsi nella mandibola e nella gola provocando i classici tremori e dolori.

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Anche qui c’è l’esperienza personale, la mia mandibola era a dir poco inquietante, sembrava un tosaerba.

Come dico sempre ai miei allievi, la vera potenza di un cantante non è il volume ottenuto con la spinta o con la forza, ma con un ottimo equilibrio fiato-risonanza.

Ed eccoci all’ultima possibile spiegazione:

4 – La macchina è teoricamente perfetta, ma la sovraccarichiamo

Il diaframma lavora, la laringe è rilassata, il suono è in punta. Ma c’è ancora qualcosa….qualcosa per cui l’emissione continua ad essere dolorosamente fastidiosa.

Stai dando troppo. Che sia una Ferrari o un Pandino, dare troppo gas sfascia la macchina.

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E qui ci si ricollega direttamente al fattore psicologico e a come sia lo stato psico-emotivo a condizionarci il più delle volte.

Cerca quindi di dare meno volume, di essere meno teso e di dare più fiducia alle tue risorse.

Per una spiegazione più approfondita, e su come trovare il punto di fuoco goditi il prossimo articolo!

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